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MANTOVA

Con l’auto nel sottopasso allagato, a Tea e Comune arriva il conto

Tunnel di via Gaber, dopo un temporale due automobilisti intentano una causa di risarcimento. «Il sistema di pompe idrauliche e allarme semaforico era disattivato»  

MANTOVA. Che il sottopasso di via Gaber fosse soggetto ad allagamenti in caso di acquazzoni o temporali insistenti, s’era scoperto poco dopo la sua inaugurazione. Per questo il tunnel della strada principale di Borgonovo – il quartierino stretto fra tangenziale sud e rondò del Gatto Bianco – a suo tempo è stato dotato di un sistema di pompe idrauliche collegato a un semaforo di allarme. Il fatto è che il 13 ottobre del 2014 l’impianto era disattivato. E almeno due auto sono finite in trappola, immerse in un lago d’acqua che ha affogato, per sempre, motore e parti elettriche con un danno economico di alcune migliaia di euro.

Da quell’evento, che si è ripetuto altre volte – l’ultima lo scorso 5 giugno – sono scaturire due diverse cause civili: gli automobilisti, attraverso l’avvocato Marco Caforio, hanno chiesto un risarcimento a Tea e Comune. Alla società di via Taliercio perché responsabile della gestione del sistema fognario e quindi dello smaltimento delle acque piovane; all’amministrazione di via Roma perché incaricata della custodia e gestione del tratto di strada.

Era una metà pomeriggio di ottobre quando uno scroscio di pioggia aveva investito città e provincia, e colmato il sottopassaggio con mezzo metro d’acqua. La Ford Focus con al volante un agente di commercio, complice la cattiva visibilità dovuta al maltempo, era finita nel tunnel allagato e, senza possibilità di scampo, affondata nel lago d’acqua. Un attimo prima era accaduto lo stesso a un secondo automobilista, a bordo di una Bmw X3. In tutti e due i casi era stato necessario l’intervento di un carro dell’Aci per recuperare le auto, bloccate con il motore in panne, in mezzo all’acqua.

Una situazione che si sarebbe potuta evitare se il sistema di pompaggio idraulico e di allarme semaforico fossero stati in funzione. «Il personale ha riscontrato che i differenziali delle pompe erano sganciati – aveva ammesso al tempo il direttore generale di Tea – questo ha provocato, oltre al fermo delle pompe, anche la messa in disservizio del semaforo installato a fianco del cartello di pericolo di allagamento del sottopasso».

Per la Bmw l’atto di citazione è stato presentato al giudice di pace ma poi la causa si è chiusa un paio di mesi fa con un accordo stragiudiziale. In questo caso la cifra in ballo era tutto sommato modesta: 1.900 euro, costo del carro Aci e della franchigia della polizza kasko per la riparazione dell’auto, su un conto dell’officina meccanica di quasi 14mila euro.

Di un danno di 9.500 euro si parla invece nella seconda causa, intentata in Tribunale. Di questi, 4mila euro riguardano il prezzo di mercato della Focus, che è stata rottamata. Altri cinquemila e 500 euro invece sono il danno per i mancati introiti dell’agente di commercio che, senz’auto per oltre due mesi, non ha potuto raggiungere i clienti e quindi lavorare. L’udienza in Tribunale è stata fissata per il prossimo aprile.
 

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