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Mantova. Le imprese si difendono: con noi niente lavoro nero

Confindustria respinge le accuse della Cgil: «Il fenomeno non ci riguarda». Il sindaco di Castel Goffredo: «Siamo in prima linea per regole uguali per tutti»

MANTOVA. L’accusa della Cgil è chiara: la responsabilità del lavoro in nero, soprattutto nel settore del tessile-abbigliamento, è di quegli imprenditori che distribuiscono commesse a laboratori non in regola con le norme Inps e Inail. Dito puntato, dunque, sulle imprese, ma le loro associazioni, da Confindustria a quelle dell’artigianato, si chiamano fuori. Dice Alberto Marenghi, numero uno di via Portazzolo: «È un fenomeno che non riguarda le aziende aderenti a Confindustria. Questo perché noi rappresentiamo le piccole e medie imprese e non le microimprese che sono quelle che, purtroppo, utilizzano questa forma di illegalità». Per Marenghi, dunque, non esistono le grandi aziende mantovane che danno lavoro nero ai laboratori artigiani irregolari, gestiti sopratutto da cinesi: «Le nostre imprese fanno prodotti di qualità al loro interno. Il lavoro dato fuori - insiste - è un fenomeno legato alle microimprese. Forse il problema è nei subappalti». E conclude: «Le nostre aziende non si rivolgono ad imprese piccolissime perché hanno fatto investimenti per produrre al loro interno e garantire, così, la qualità del prodotto».

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Il direttore di CSC Centro servizi imprese di Castel Goffredo, Davide Benassi, affronta il tema dal suo particolare osservatorio di supporto alle imprese del settore della calza. «Non voglio - dice - ripercorrere le ragioni storiche per cui il distretto è caduto così in basso tanto da spingere diversi imprenditori verso il nero. Come Csc ci teniamo a segnalare che da un lato ci sono anche alcuni imprenditori cinesi che si stanno avviando su un percorso di regolarizzazione delle loro attività; dall’altro, l’essere scaduti nella patologia che denuncia la Cgil, sta spingendo diverse aziende del distretto della calza a ripensare al loro modello produttivo e a riportare all’interno lavorazioni che prima esternalizzavano. Questo è possibile sfruttando i vantaggi fiscali che il Governo ha messo in atto nell’ultimo anno e mezzo riguardo ad attrezzature e manodopera».

Il sindaco di Castel Goffredo, Alfredo Posenato, è in prima linea contro il lavoro nero nel settore della calza. Non solo perché amministra un territorio in cui sono diffusissimi i laboratori artigiani, ma anche perché è stato uno dei promotori della coop Futura di Solferino, il primo tentativo di reindustrializzazione dopo anni di crisi del settore. Per questo si dice «totalmente d’accordo con l’orientamento del sindacato, anche se so che al suo interno vi sono molti distinguo». E spiega: «Ci siamo mossi dopo anni di vergognoso silenzio in cui i controlli erano sporadici e inefficaci. Abbiamo sollecitato le forze dell’ordine ad accendere i fari sulla realtà in cui prevale l’illegalità che ha fatto morire molte imprese e perdere molti posti di lavoro. Ci siamo alienati le simpatie di molti che hanno costruito le loro fortune su queste basi, ma le norme si rispettano. E non è una questione etnica. Non possiamo immaginare che molti imprenditori e lavoratori possano operare in un contesto di regole poco chiare mentre altri non vogliono alcuna regola su salubrità dei luoghi di lavoro e contribuzione per poi commettere abusi edilizi. Per troppi anni è stato tollerato o reso invisibile l’utilizzo nel settore di lavoratori clandestini».
 

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