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la febbre dell'arte

Magnani e gli altri, ecco i collezionisti della Raccolta

Dal sogno di un gruppo di amici le oltre 250 opere d’arte custodite a Medole

MEDOLE. Giovanni Magnani non ama i riflettori. Le uniche luci sotto le quali ama stare sono quelle della Torre Civica quando deve illuminare i quadri che sapientemente appende alle pareti, con riga, squadra e matita in mano, aiutato dai volontari della Pro Loco. Silenzioso, taciturno e generoso, Magnani, con un gruppo di amici tra cui Mario Arrighi, compagno di gioventù, di pittura all’aperto e oggi nella lunga avventura della Pro Loco e della Civica Raccolta d’Arte, ha dato vita a una realtà artistica unica. La Civica Raccolta d’Arte Moderna e Contemporanea, recentemente riconosciuta come Raccolta Museale, è il sogno di un gruppo di amici che hanno avuto in Magnani e Arrighi i due motori, ma che ha trovato in un gruppo di amanti dell’arte, fra i quali Franco Bassagnani a Guglielmo Cirani, il carburante per dare vita all’impresa.

«Tutto nasce negli anni 70' - ricorda Magnani - già con la Pro Loco di Medole che è sempre stata anomala, dedita alla cultura più che all’aspetto prettamente ludico. Il presidente era il professor Bonomi. Le prime mostre le abbiamo realizzate non alla Torre, ma nel palazzo del Comune, nella sala consiliare. Poi abbiamo usato anche il teatro comunale, che all’epoca non era ancora sistemato come oggi». Dalle prime mostre, fatte con gli amici pittori, nasce la consapevolezza che c’è interesse in queste zone per l’arte e, soprattutto, che si riscuote successo in termini di pubblico.

«Allora dipingevo anche io - racconta Magnani - e si girava per fare mostre estemporanee, ma anche per dipingere all’aria aperta. Ci siamo spinti nel Bresciano, sul Cremonese, nel Modenese, a Reggio Emilia e nel Bergamasco. Si partiva, si partecipava ad estemporanee e così i nostri quadri erano ovunque, ancora oggi non ricordo di preciso dove ne abbiamo lasciati. Sarebbe una bella ricerca da fare». Mentre procede l’attività creativa a Medole si iniziano a realizzare mostre di autori importanti come Alessandro Dal Prato, Umberto Lilloni, Giuseppe Brigoni, Mariano Imperatori, Vindizio Nodari Pesenti, «sindaco all’epoca era Anzeloni e Medole inizia ad essere un piccolo laboratorio che raccoglie l’interesse anche di Mantova con la quale collaboriamo con una mostra a Palazzo Te». La svolta, l’idea cioè che fa nascere il tutto, è semplice, come spesso accade.

Dalla passione di un pugno d'amici una raccolta civica di oltre 250 opere Ecco come Giovanni Magnani, Mario Arrighi e un gruppo di amici hanno dato vita alla Civica Raccolta d'Arte Moderna e Contemporanea di Medole, larga più di 250 opere. LEGGI L'ARTICOLO (video Fuscati)

«Ad ogni mostra che realizzavamo, sia dei nomi importanti sia dei nomi meno noti, ci veniva donato un quadro. In breve tempo ci siamo ritrovati con un piccolo tesoro artistico. Negli anni ’90, e precisamente nel 1991, realizziamo al Teatro comunale nella sala azzurra la prima mostra collettiva delle opere che ci hanno regalato gli artisti e lì nasce l’idea: donare le opere alla cittadinanza». Nasce così la Civica Raccolta d’Arte, un ente che troverà sede nella Torre Civica, che nel tempo viene restaurata e adibita a spazio espositivo.

Oggi sono oltre 250 le opere della Civica Raccolta d’arte. La maggior parte donate dagli artisti che espongono a Medole, grazie alla Pro Loco e all’amministrazione comunale, e a Magnani che continua il suo lavoro di promozione artistica e culturale coadiuvato da amici, volontari e dall’ente Civica Raccolta d’Arte diretta da Fabrizio Migliorati. In questi anni, inoltre, sono arrivate donazioni, opere comprate dal Comune, regali e opere in conto deposito. «Abbiamo donato il tutto al Comune con alcune clausole, e cioè che i proprietari delle opere, che sono inalienabili, siano i cittadini di Medole e che il Comune si impegni a far crescere la Civica e far conoscere questo patrimonio».

Magnani, dunque, prosegue nella sua opera con gli amici di sempre, «come Mario con il quale lavoriamo giorno e notte quando c’è una mostra da allestire, ancora oggi, come un tempo, e come abbiamo sempre fatto. Attendiamo la nuova sede a palazzo Ceni, un luogo straordinario che darà ancora di più lustro a questa Raccolta». L’ultima mostra è stata quella del regista Franco Piavoli e in arrivo c’è quella dell’opera grafica di Mimì Quilici Buzzacchi. Dietro c’è sempre Magnani, silenzioso. «Non vorrai davvero scrivere un articolo su di me e su quanto abbiamo fatto? Non è nulla di particolare. Anzi, di sicuro mi metterà in difficoltà con molte persone».

Uomo di un’altra epoca, onesto e modesto, sempre un passo indietro. Chi ama criticare questi aspetti è perché, seguendo l’adagio popolare, non sa far molto, dunque pretende d’insegnare agli altri. Magnani, e i suoi amici, non hanno parlato molto, ma hanno fatto, creato e insegnato a molti, senza mai mettersi sotto i riflettori. La prossima mostra nasce ancora una volta dai molti rapporti che Magnani ha saputo tessere con artisti e con le loro famiglie. Un lavoro vero, che è fatto solo di due ingredienti: sapienza nel gestire le persone, conoscenza del bello.

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