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CRONACHE DI SCIENZA E AMBIENTE

Pfas, un’emergenza ambientale e sanitaria che rischia di diffondersi nel nostro Paese

Scattano le misurazioni sui Pfas anche nel mantovano: dopo i più noti Ddt, Pcb e diossine ecco un altro caso di inquinanti universali. Ma cosa sono e che effetti possono avere i Pfas sulla nostra salute?

MANTOVA.  Al via anche nel Mantovano analisi dei Pfas in acque superficiali e sotterranee . La paura minaccia di contagiare anche la nostra provincia, ma non c’è da illudersi, almeno in piccole dosi siamo tutti esposti ai Pfas. Negli Usa un’indagine nei primi anni 2000 ha trovato tracce di queste sostanze in circa il 95-100% della popolazione. E da noi probabilmente non è diverso: basti considerare che già nel 2006 un progetto europeo sulla qualità dell’acqua dei fiumi ( PERFORCE ), segnalò la più alta concentrazione di Pfas proprio nel Po.

I Pfas si trovano dappertutto perché per decenni sono stati rilasciati nell'aria, nel suolo e nell'acqua durante le fasi di produzione industriale, uso e smaltimento, di molti prodotti, senza ben riflettere sulle conseguenze. Però, proprio per le caratteristiche dei prodotti che ci piacciono tanto, tra le quali quelle che il sugo non si attacca alla pentola o che i piedi non si bagnano sotto un temporale, sono composti dotati di elevata persistenza nell'ambiente.

Li beviamo e li mangiamo. I Pfas sono bioamplificati, cioè una volta che queste sostanze entrano nell’ambiente per contaminazione dell’acqua, ecco che li troviamo anche nella catena alimentare attraverso le coltivazioni e gli animali, quindi potenzialmente negli alimenti.

I Pfas si accumulano negli organismi viventi, compreso l’uomo. Non sono metabolizzati e permangono a lungo nell’organismo, soprattutto nel sangue, poiché l’eliminazione attraverso i reni è molto lenta. Sono inoltre riconosciuti come possibilmente cancerogeniinterferenti endocrini , cioè sostanze che possono alterare tutti i processi dell’organismo che coinvolgono gli ormoni, specialmente quelli responsabili dello sviluppo, del comportamento, della fertilità.

Gli effetti sulla salute sono tuttora in fase di studio. Il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, che raccoglie i dati sanitari finora disponibili, individua il fegato come principale organo target della tossicità da Pfas. Si evidenziano anche alterazioni degli ormoni tiroidei circolanti nel sangue e delle lipoproteine, con possibile aumento del rischio di ipertensione - tanto più accentuato quanto più sono alti i livelli ematici di Pfas.

Un gravissimo caso di inquinamento in Veneto ha contaminato l’acqua potabile in una vasta zona tra Verona, Vicenza e Padova, tanto che in queste popolazione la concentrazione media di Pfas nel sangue è 8 volte più alta rispetto al sangue delle popolazioni non esposte. Diversi studi stanno cercando di appurare se vi sono state conseguenze sulla salute. Risultati preliminari mostrano un aumento dei casi di diabete e ipertensione durante la gravidanza e diminuzione del peso dei neonati negli ultimi 10 anni in quest’area. Inoltre il sistema epidemico regionale del Veneto ha rilevato nella zona esposta un modesto ma significativo aumento di malattie cardiovascolari, tra le quali ischemie. Invece, una notizia positiva, non sono stati evidenziati incrementi dei tumori più frequentemente associati ai Pfas, vale a dire quelli di fegato e testicoli.

Il monitoraggio e le analisi sanitarie sulle popolazioni che per parecchi anni hanno bevuto acqua con elevata concentrazione di Pfas sono tuttora operativi, così che nuovi risultati potranno chiarire meglio gli effetti di questi inquinanti. Comunque possiamo augurarci che verranno effettuate altre ricerche per determinare gli eventuali effetti di esposizioni a valori più bassi di Pfas (visto che nel tempo si accumulano nel sangue), senza dover attendere altri casi eclatanti per i quali è poi difficile trovare una via di uscita.

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*Laureata in Biologia nel 2004, ha conseguito il dottorato di ricerca in Ecologia e Conservazione della Biodiversità pochi anni dopo a Roma, sua città natale. Negli ultimi 5 anni ha svolto attività di ricerca prevalentemente in ecologia, in Italia e all’estero. Ora si è convertita alla comunicazione della scienza con particolare riferimento a temi ambientali. Questo blog nasce per la sua passione di condividere e promuovere la cultura scientifica, con uno stile divulgativo semplice, accattivante ma rigoroso.

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