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settimana dell'allattamento al seno

«I seni nudi disturbano i bimbi». Coperta la mostra delle foto

Fogli di carta per nascondere durante una lezione a una classe elementare gli scatti esposti al Baratta.  «I bambini  si sarebbero distratti». Opere danneggiate. Il Comune di Mantova: «Ristampa a nostre spese»

MANTOVA. La mostra al centro culturale Baratta di foto di donne che allattano al seno coperta con fogli di carta per non creare disturbo ad una lezione ad alunni elementari. Protesta l’associazione “Gocce di latte”, promotrice dell’iniziativa di sensibilizzazione “Poppare senza arrossire” voluta durante la settimana mondiale dell’allattamento materno, mentre la fotografa autrice degli scatti si dichiara «ferita dall’accaduto». Da parte sua il Comune di Mantova, scusandosi pubblicamente dell’accaduto, getta acqua sul fuoco dicendosi disponibile a ristampare a proprie spese le opere risultate rovinate dal successivo strappo degli adesivi. L’esposizione, che doveva chiudere ieri, rimarrà aperta su volontà dello stesso Comune.

L'iniziativa cha chiuso la settimana...
L'iniziativa cha chiuso la settimana dell'allattamento al seno


La vicenda prende le mosse il mese scorso quando anche a Mantova si concretizzano una serie di iniziative per la settimana mondiale dell’allattamento materno. A promuoverlo i gruppi di auto aiuto “Gocce di latte Mantova”, che sostiene l’importanza della nutrizione al seno e “Babywearing Mantova” che promuove la pratica naturale del portare i bimbi in fasce di tessuto aderenti al corpo della madre. A questo si aggiunge l’iniziativa “Libere di allattare” una settimana di iniziative alla sala delle Colonne del centro culturale Baratta nella quale si raccontano attraverso film, tavole rotonde ed incontri, le esperienze di allattamento. La proposta è patrocinata anche dal Comune, dalla Provincia e dalla Regione, oltre che dal Collegio ostetriche e si apre il 30 settembre con l’inaugurazione della mostra fotografica che viene allestita nella saletta. Gi scatti di Vanessa Pellegrino illustrano dieci donne nell’atto di allattare per cogliere gli aspetti più intensi e profondi legati alla maternità ed al rapporto genitore-figlio. La mostra resta aperta una settimana ed avrebbe dovuto chiudere ieri.

La mostra allestita nella saletta...
La mostra allestita nella saletta delle Colonne e che è stata coperta durante una lezione


Venerdì pomeriggio nella saletta, che viene utilizzata anche per la didattica, è attesa una classe quinta della elementare Martiri di Mantova. Il tema è quello del ghetto ebraico e la lezione, dalle 10 alle 12, viene tenuta da una dipendente dell’Archivio storico comunale. «Siamo arrivate io e la collega nella saletta – spiega la responsabile dell’Archivio, Paola Somenzi –. Non sapevamo della mostra e ci siamo chiesti cosa fare. Già in passato l’uso promiscuo di questa saletta come esposizione di mostre e sala didattica ha dato problemi. C’era il rischio che i bambini venissero distratti dalle foto considerando anche il tema delicato e per nulla leggero della shoah e del ghetto ebraico mantovano. È venuto spontaneo pensare di coprirle temporaneamente. Una decisione presa in pochi minuti, mentre stava arrivando la classe e che non c’entra nulla con questioni etiche o di censura. Ma solo per evitare che gli alunni si deconcentrassero».

Un momento dell'inaugurazione della...
Un momento dell'inaugurazione della mostra di foto al centro culturale Baratta


Le dieci fotografie appese ai muri vengono quindi coperte da un foglio bianco formato A3 incollato al supporto delle foto con pezzi di scotch. La classe che entra è accompagnata da una insegnante che ovviamente si accorge delle foto coperte e chiede notizie in merito. Ma tutto si esaurisce lì. È invece una donna che entra pochi minuti dopo la fine delle due ore di lezioni che fa nascere il caso. «La mostra era ovviamente temporaneamente sospesa per l’orario della lezione – spiega ancora Somenzi –. Appena abbiamo fatto uscire i ragazzini, è entrata questa signora. Noi stavamo staccando i fogli dalle foto».

La mostra al centro culturale Baratta

La donna mostra di non gradire quanto successo. «Mi ha telefonato questa signora : spiega la fotografa Vanessa Pellegrino – dicendo che le mie foto erano state coperte. Inoltre alcune erano maldestramente rovinato dallo strappo degli adesivi. Qualunque sia stato il motivo, mi sento ferita. La mostra si chiamava “poppare senza arrossire” proprio per dire che non c’è nulla di più naturale che allattare al seno, anche in pubblico. Chi ha coperto le foto ha tradito lo spirito ed il messaggio più genuino che queste donne hanno voluto lanciare: allattare non è un atto del quale ci si deve vergognare». Il tam tam inizia a circolare. La stessa archivista chiama per scusarsi con la fotografa. «Se c’è qualche danno, sono disposta a pagare di tasca mia». Dice. Ma l’assessore mantovano Andrea Caprini fa un passo in più. «Pagheremo i danni – dice scusandosi per l’accaduto –. L’intento era quello di non creare distrazione agli alunni. Abbiamo sotenuto l’iniziativa dell’allattamento e per questo terremo aperta la mostra».
 

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