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Bambini diabetici, premio a una pediatra

Ricerca sulla prevenzione della patologia: a una dottoressa mantovana il riconoscimento Balducci

MANTOVA. È la pediatra Anita Morandi, mantovana di nascita e veronese di adozione, classe 1977, a vincere il prestigioso premio scientifico Rina Balducci che omaggia la miglior ricerca scientifica dell’ultimo biennio in ambito endocrinologico e diabetologico pediatrico. La vincitrice è iscritta all’Ordine dei Medici di Mantova e lavora come dirigente medico nel reparto di pediatria ad indirizzo diabetologico e malattie del metabolismo, diretto dal professor Claudio Maffeis, dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona.

Il premio, istituito dalla Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica, Siedp, nel 2001, è dedicato alla ricercatrice romana omonima scomparsa prematuramente nel 1998 e viene assegnato ogni due anni, da una giuria internazionale, a giovani pediatri endocrinologi o diabetologi italiani che abbiano svolto una ricerca di spicco internazionale.

Il riconoscimento, consegnato a Padova nell’ambito del ventunesimo congresso nazionale della Siedp, va alla Morandi per la sua ricerca che riguarda la fisiopatologia del diabete cosiddetto di tipo 2 e apporta dati utili alla prevenzione di questa patologia. E, in particolare, prende in esame i fattori genetici in grado di influenzare la funzionalità delle cellule che producono insulina e la sensibilità degli organi a questo ormone.

La ricerca è stata promossa dal professor Claudio Maffeis e si è svolta in collaborazione con l’Unità di genomica integrativa del Cnrs, centro nazionale di ricerca scientifica, di Lille, Francia, e i risultati sono stati pubblicati l’anno scorso sulla rivista internazionale Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism.

La dottoressa da qualche anno si è trasferita a Verona ma fino al 2006 ha mantenuto la residenza a Mantova dove ha conseguito anche il diploma di studi classici al liceo Virgilio. «L’interesse verso obesità e cause precoci del diabete di tipo 2 del bambino- racconta la Morandi- è nato nel 2006 durante gli anni della specializzazione nel mio primo scambio scientifico in Francia al centro di unità di ricerca in genomica integrativa a Lille. Da quell’esperienza nacque una passione e al centro tornai anche nel 2009, per un anno e mezzo, durante il dottorato di ricerca. Del premio ricevuto sono più che soddisfatta, non me lo aspettavo. Lo dedico alla mia famiglia ma anche ai miei colleghi e al direttore. Mi considero fortunata di fare parte di un’equipe di persone splendide dal punto di vista non solo professionale ma anche umano: amici più che colleghi. E questo è un valore aggiunto che va ad incidere positivamente sulla qualità del mio lavoro».


 

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