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«La fusione a tre non migliorerà i servizi»

Revere, Pieve e Villa Poma. Comitato del No all’attacco: contributi non garantiti e rischi per le scuole

REVERE-PIEVE-VILLA POMA. «Agli amministratori interessano solo i contributi, ma la fusione non migliorerà i servizi». Questa l'opinione del Comitato del No sulla formazione di un Comune unico fra Revere, Pieve di Coriano e Villa Poma. Va ricordato che la decisione sarà affidata agli elettori domenica 22 ottobre e, per quanto previsto dalla legge della Lombardia, basta che passi il No in uno solo dei Comuni perché il percorso salti.

Il Comitato del No, guidato da Alberto Longhini, già sindaco di Revere e poi assessore nello stesso paese, esprime tutte le sue perplessità.

«La prima cosa da chiarire sono i contributi che dovrebbero venire erogati – dicono dall'organizzazione –. Il futuro delineato non è affatto certo così come le progettualità presentate. Certo è che questo processo è irreversibile. La legge dice che i contributi verranno erogati sulla base e nei limiti dei finanziamenti alla legge stessa, anno per anno, quindi non sono affatto garantiti. Inoltre i fondi rischiano di diminuire con l'aumentare delle fusioni».

Altro capitolo spinoso è quello dei servizi e in particolare delle scuole. «Il ragionamento è semplice – spiega Longhini –. In provincia di Mantova tutti i Comuni sotto i 5.500 abitanti, grandezza che raggiungerebbe il nuovo ente, hanno un'unica scuola elementare, ad eccezione di Rodigo. Perché noi dovremmo tenerne aperte tre con la stessa popolazione? Lo Stato cercherà di risparmiare sul personale delle scuole. Rischiano anche gli uffici postali, certo magari non subito, ma nel giro di alcuni anni». «Gli amministratori – continuano dal comitato – guardano solo ai contributi, ma ai cittadini non importa del bilancio comunale, mancherà l'autonomia per le singole entità».

Ultimo punto su cui battono Longhini e i suoi è l'indebitamento di uno dei tre Comuni: «Revere ha quattro milioni di euro di debito, gli altri solo uno. È quindi legittimo pensare che la tassazione diversificata per cinque anni andrà a discapito dei cittadini di quel paese, che pagheranno di più, anche se in termini di patrimonio portano, però, più degli altri. Noi ci opponiamo alla fusione per queste ragioni, siamo un comitato formato da cinque persone e abbiamo contro gli amministratori, ma cerchiamo di far sentire la nostra voce». (g.p.)

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