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il caso

Plagiato dal pedofilo online, poi abusa del fratellino

L’orco si finge una ragazzina, lo adesca e si fa inviare le immagini dell’orrore. Arrestato il 40enne, ora l’estradizione anche del giovane trasferitosi a Londra

MANTOVA. A 16 anni ha abusato del fratellino di sei e ha inviato foto e filmati a quella che credeva essere la sua fidanzata virtuale, una bella 17enne conosciuta in chat. Ma dietro quel finto profilo in realtà si nascondeva un pedofilo seriale di 40 anni, che dopo essersi spacciato per un’avvenente e disponibile ragazza ha plagiato e convinto il 16enne a compiere le violenze sul fratello più piccolo e inviargli le immagini degli abusi.

Una storia raccapricciante, che vede coinvolto un minorenne che per anni ha vissuto nel Mantovano e che alcuni mesi fa era emigrato con la famiglia in Gran Bretagna. In questi giorni l’adolescente, che adesso di anni ne ha 17, è stato estradato con la pesante accusa di aver abusato sessualmente del fratellino più piccolo per soddisfare le insistenti richieste della finta ragazza dietro la quale si nascondeva invece il pedofilo.

Nell’estate 2016 la polizia aveva arrestato il 40enne per detenzione di materiale pedopornografico e in seguito ad indagini sul suo computer e sul suo cellulare erano venuti alla luce file e immagini raccapriccianti. Le connessioni portavano diritto al Mantovano e all’abitazione del minorenne. Ma quando a fine agosto dello stesso anno gli uomini della Polizia Postale di Mantova e Verona sono arrivati all’indirizzo del 16enne hanno scoperto che il ragazzino non era più residente in provincia di Mantova, dove la famiglia ha ancora una casa di proprietà.

Il mandato di arresto europeo, emesso su richiesta della procura dei minori, è stato eseguito a maggio di quest’anno dalla polizia britannica. Nei giorni scorsi il giovane è stato riportato sul territorio nazionale e ha confermato agli inquirenti l’autenticità dei fatti documentati. L’adolescente dovrà rispondere dei reati di violenza sessuale su minore, atti sessuali con minore e divulgazione di materiale pedopornografico, aggravati dall’abuso di relazioni domestiche.

La vicenda al centro dell’indagine aveva avuto inizio con un’amicizia nata su Facebook tra il minorenne e un’apparente «ragazza di diciassette anni, piuttosto avvenente», che prima lo aveva sedotto in rete e poi lo aveva indotto ad abusare sessualmente del fratellino di 6 anni e ad inviarle il materiale pedopornografico. Dietro a quel profilo, però, come hanno scoperto gli investigatori, non c'era una ragazza ma un quarantenne residente nel Comasco. Proprio attraverso l'attività di analisi dei dispositivi sequestrati all'uomo, un single disoccupato, la sezione Polposta di Verona era riuscita a risalire alla vicenda riguardante i due fratelli. Dalle analisi sul pc e sul cellulare, infatti, era emerso che il 40enne, nascondendosi dietro falsi profili Fb creati utilizzando nomi femminili di fantasia e foto di ragazze, aveva intrapreso amicizie virtuali con minori, prevalentemente maschi, nel tentativo di adescarli. Una volta ottenuta in chat la fiducia degli adolescenti ne acquisiva i numeri di cellulare per conversare direttamente e creare in questo modo una «intima complicità».

Tra le numerose conversazioni Whatsapp passate al setaccio, l'attenzione degli investigatori si era concentrata in particolare sul minorenne residente nel Mantovano, che non si era limitato a produrre foto di se stesso, ritraendosi in atteggiamenti sessualmente espliciti da inviare alla sua «fidanzatina virtuale», ma si era spinto, dopo qualche resistenza iniziale, ad esaudire le richieste del pedofilo di coinvolgere negli atti sessuali anche il fratellino. Il pericolo per l’integrità psicofisica del piccolo e la necessità di interrompere le violenze avevano spinto gli investigatori a richiedere alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Brescia l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del fratello maggiore, che però nel frattempo aveva lasciato l’Italia assieme alla famiglia. Mandato emesso dal Gip del tribunale per i minorenni di Brescia ed eseguito dagli organi di polizia del Regno Unito.

L’attività d'indagine è stata condotta delle sezioni Polizia Postale e delle Comunicazioni di Mantova e Verona, sotto la direzione del compartimento di Venezia, e coordinate dal servizio Polizia Postale delle Comunicazioni con il supporto del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia e della Polizia di Frontiera di Roma Fiumicino. Sono in corso ulteriori approfondimenti per accertare se il minore abbia inviato ad altri utenti i file pedopornografici autoprodotti e se vi siano responsabilità concorsuali da parte dei componenti della famiglia.


 

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