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Vendemmia in altalena nel Mantovano

Grandinate e siccità segnano la differenza: perdite fino al 25% per la cantine di Gonzaga e Quistello Ottima resa per i produttori di Viadana e Colli Morenici

MANTOVA. Si è chiusa con dati altalenanti per quanto riguarda le rese e la qualità la vendemmia 2017 all’interno della provincia di Mantova.

Il quadro finale è a macchia di leopardo, con gelo e grandinate che non hanno colpito tutti i comuni mantovani, mentre la siccità ha affondato i suoi artigli un po’ dappertutto.

Per quanto riguarda le rese finali, le cantine di Gonzaga e Quistello hanno registrato un calo medio del 20%, con punte anche del 25% in alcuni casi. Gonzaga ha chiuso la raccolta con circa 22.500 quintali (quasi 8.000 quintali in meno rispetto al 2016, con una perdita che si aggira sui 324.000 euro), mentre a Quistello il dato finale è di circa 30.000 quintali, circa 12.000 in meno rispetto alla precedente campagna (e una perdita di circa 486.000 euro), già in calo a causa di peronospora e grandinate.

A sorridere sono invece la cantina di Viadana e quella dei Colli Morenici.

La cantina di Viadana con 6.400 quintali raccolti ha fatto registrare un ottimo +20% sul 2016.

La cantina dei Colli Morenici ha invece raccolto circa 10.000 quintali di uva (+2,5% rispetto all’anno scorso) e non ha risentito più di tanto dei danni derivanti dalle gelate e dalla grandine.

«Il calo, per Gonzaga e Quistello, è stato sensibile – spiega Marco Formigoni, presidente della sezione vitivinicola di Confagricoltura Mantova – con il gelo che ha rovinato i vigneti nelle zone di San Benedetto Po, Quistello, Schivenoglia, San Giacomo, San Giovanni e Pegognaga, e la grandine che ha colpito anche la zona di Poggio Rusco e Ostiglia. La siccità poi ha fatto danni dappertutto, rendendo inutile anche l’irrigazione a goccia, sviluppata per ridurre lo spreco di acqua. Quando si arriva a tali livelli di carenza di piogge, non è sufficiente».

Risultati divergenti da zona a zona anche per quanto riguarda la qualità delle uve, anche se in media «la vendemmia è andata bene – prosegue Formigoni – una stagione tutto sommato positiva. Dove non ci sono stati problemi con l’irrigazione la qualità è ottima, dove ciò non è stato fatto abbiamo riscontrato problemi per quanto riguarda il blocco della gradazione e della dimensione dell’acino. Il grado zuccherino in ogni caso c’è, a fine settembre abbiamo raggiunto la giusta maturazione fenolica».

Essendoci meno materia prima sul mercato, i prezzi sono destinati a salire, e ciò è confermato dalle ultime quotazioni pubblicate dalla borsa merci di Mantova, con le uve Doc da Lambrusco che sono state quotate tra i 390 e i 420 euro alla tonnellata, contro i 360-390 euro/tonnellata dello stesso periodo del 2016.

In crescita anche le uve Doc da Cabernet, quotate 560-600 euro alla tonnellata contro i 510-550 euro/tonnellata di un anno fa.

«I prezzi in effetti non sono bassi - è la conclusione - ma al momento si compra di meno, forse una strategia più cauta in attesa di prezzi ancora migliori. Se i prezzi si manterranno così anche durante l’autunno e l’inverno ci saranno infatti ottimi bilanci».

Davide Dalai


 

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