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Cav aiuta le mamme. Così difende il bimbo che sta per nascere 

Lo scopo del Centro aiuto alla vita di Asola nato sei anni fa: «Evitare che le donne abortiscano perché povere e sole»

ASOLA. Storie di mamme, spesso molto giovani, che arrivano a pensare di abortire andando contro la propria volontà a causa di una difficoltà economica o della solitudine. A tendere una mano a queste donne, dando loro la possibilità di evitare una scelta estrema, c’è il Cav, il Centro aiuto alla vita, che si occupa di ascoltare i problemi e offrire soluzioni, dall’erogazione di contributi mensili alla fornitura di vestiti e materiale necessario alla crescita di un bimbo appena nato. Il Cav di Asola è tra i più recenti.

Nato sei anni fa, ha già preso in carico oltre cento casi ed è parte di una rete nazionale in cui si trovano anche le sezioni di Mantova e Castiglione delle Stiviere. «La nostra sede si trova nei locali che ci hanno messo a disposizione gratuitamente le suore orsoline – spiega la socia fondatrice e volontaria Rosa Delle Donne - il nostro scopo principale è di aiutare le mamme in difficoltà, specialmente quelle che vorrebbero interrompere la gravidanza perché si trovano ad avere a che fare con un grosso disagio economico e sociale. Noi ci siamo, le aiutiamo economicamente e, se decidono di avere il bambino, le sosteniamo fino a che il piccolo avrà almeno diciotto mesi, procurando tutto il materiale necessario per l’infanzia».

Ad esempio copertine, vestitini (usati ma in ottimo stato), pannolini, latte, pappe, medicine. «Garantiamo un aiuto concreto materiale ed economico – continua Delle Donne – è lo scopo di tutti i Cav d’Italia, un movimento italiano nato negli anni Settanta. In provincia ci sono anche quelli di Castiglione e di Mantova, mentre appena fuori ne troviamo a Desenzano e Cremona.

Ad Asola non esisteva, così circa sei anni fa ci siamo attivati in una decina e abbiamo costituito il gruppo. In questi anni abbiamo ascoltato più di 110 mamme. Non tutte volevano interrompere la gravidanza, perché alcune erano già a metà o stavano per partorire ma in gravissime condizioni economiche e hanno comunque avuto bisogno di essere aiutate. Oltre a queste, ne abbiamo incontrate altre 39 che sembravano già decise ad abortire. Poi, tramite i servizi sociali oppure grazie al nostro aiuto, hanno capito di non essere e hanno tenuto il bambino». I progetti messi in campo dall’associazione vanno tutti nella direzione della raccolta fondi. In supporto alle madri vengono dati 160 euro al mese per diciotto mesi.

Ma le situazioni delicate da seguire sono tante. «Adesso stiamo seguendo un caso molto particolare di una ragazza di 17 anni con un marito altrettanto giovane. Entrambi sono soli e senza la vicinanza di adulti o familiari, i genitori si trovano all’estero. Lei aveva bisogno di sentirsi dire che qualcuno le sarebbe stato a fianco, quando si è presentata alla nostra porta continuava a piangere e le è stato già di conforto sapere che esistevano persone disposte ad ascoltarla, ad aiutarla e a cercare di risolvere con lei i problemi. Un’altra volta c’è capitata una mamma disperata: aveva abortito perché il bambino avrebbe avuto problemi di salute. Si sentiva in colpa, non era in grado di gestire e superare la situazione, così ci siamo presi cura di lei e del marito. In altri casi ci siamo trovati di fronte a ragazzine che avevano paura di rivelare di essere incinte ai genitori. Le storie sono molte, ma per la maggior parte dei casi se una mamma arriva nella nostra sede significa che non vuole abortire, che ha già dei dubbi, e che ha bisogno di aiuto».

I volontari vengono ripagati con la riconoscenza delle mamme. «È un’attività gratificante – conclude Rosa Delle Donne - quando nasce un bebè è festa per tutti, soprattutto se si tratta di bimbi che non sarebbero mai nati. Vogliamo fare di tutto: non ci devono più essere ragazze che interrompono la gravidanza perché in condizioni di povertà». 

Elena Caracciolo

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