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Il ponte è ormai spacciato Cinque anni per rifarlo

Casalmaggiore. L’esito dei test delle Province di Parma e Cremona sul manufatto Per un intervento tampone si dovrebbe comunque chiudere per un anno

CASALMAGGIORE (Cremona). Il ponte di Casalmaggiore, così com’è, non è percorribile, neanche a senso alternato.

Sono le conclusione cui sono arrivati i tecnici delle Province di Parma e Cremona che in quest’ultimo mese hanno compiuto una serie di verifiche sul manufatto a rischio tenuta. Ieri è stato pubblicato l’esito dei test.

Quindi, le ipotesi a questo punto sono due, dicono gli amministratori delle due Province: o costruire un nuovo ponte, per cui serviranno almeno 4 o cinque anni, oppure si può optare per una soluzione tampone, la sistemazione di almeno 25 travi che comporterà un anno di lavori, 5 milioni di spesa. Nella migliore delle ipotesi, quindi, per almeno un anno il ponte non sarà transitabile.

«Come ipotizzato fin dalla chiusura provvisoria del 7 settembre scorso, si è accertato che il ponte non risponde più ai livelli di sicurezza previsti dalle normative vigenti: dal punto di vista strutturale si tratta di un manufatto la cui vita utile si è ormai conclusa - si legge nel comunicato delle province - Le ipotesi di intervento riguardano misure volte a sostenere la mobilità ed il pendolarismo di attraversamento, nonché le attività economiche del bacino interessato, ma riducono fortemente le possibilità di transito dei trasporti merci. Si tratta di interventi tampone, non risolutivi, con una durata di vita utile inferiore a 10 anni, e che comunque non possono prescindere da un intervento di monitoraggio continuo, da attuarsi con le più avanzate tecnologie, per valutare nel tempo l’avanzamento del degrado della struttura e prendere opportuni provvedimenti (tra cui anche la chiusura definitiva del ponte). Per tali motivi non si può prescindere dalla realizzazione di un nuovo ponte sul Po, a norma delle leggi vigenti, con un costo molto alto e con tempi di realizzazione non inferiori a 4-5 anni».

Ma, come si diceva, c’è la soluzione intermedia. «L’ipotesi percorribile mentre questo intervento venisse attivato e concluso, riguarda l’apertura al traffico a doppio senso di marcia, con la sistemazione di almeno 25 travi, con un costo non inferiore a 5 milioni di euro, con tempi di realizzazione di almeno un anno. La portata del ponte per i transiti merci sarà garantita fino a 20 tonnellate, quindi comprenderà anche gli autobus di linea. Controindicazioni: il ponte non sarà transitabile per tutta la durata dei lavori. Inoltre l’intervento ha un carattere provvisorio, non risolve l’incognita dell’evoluzione negativa delle altre travi, in quanto il degrado complessivo del ponte è destinato a continuare».

E limitare il transito alle sole auto, come sul ponte di San Benedetto Po, per esempio? Le Province lo escludono: «Un ulteriore intervento minimale relativo ad un transito a senso unico alternato, limitato alle sole auto, è stato analizzato, ma è risultato impercorribile a causa del diffuso degrado delle strutture, che non permette di stimare una durata di vita utile, anzi rende concreta la possibilità di dover operare su altre travi in breve tempo (anche pochi mesi) con nuova chiusura del ponte. Inoltre i tempi di attesa provocherebbero enormi difficoltà nella gestione dei flussi di traffico e delle code conseguenti, soprattutto nell’abitato di Casalmaggiore, con veri e propri blocchi alla circolazione».

Le due Province però sono impossibilitate ad assumere una decisione circa l’avvio della progettazione dell’intervento tampone, in quanto non dispongono che in minima parte delle risorse necessarie: per cui anzitutto presenteranno le risultanze tecniche al ministero delle infrastrutture, alle regioni Emilia Romagna e Lombardia (che ha già previsto uno stanziamento di circa 3 milioni), per ottenere i necessari contributi. Nelle stesse sedi si cercherà di definire l’avvio del percorso per l’indispensabile realizzazione del nuovo ponte.

Il presidente della Provincia di Cremona Davide Viola ha spiegato: «Le risultanze tecniche confermano la necessità di aprire un tavolo istituzionale tra Province di Parma e Cremona, Regioni Emilia Romagna e Lombardia, Anas e Ministero delle Infrastrutture, per trovare una soluzione che risponda quanto prima alle necessità dei territori coinvolti».

Il delegato alla viabilità della Provincia di Parma Gianpaolo Serpagli ha aggiunto : «Dai risultati tecnici che presentiamo non ci è permesso di attuare una apertura –nemmeno parziale- al traffico veicolare, come ventilato nei giorni scorsi».

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