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«Tassa di soggiorno da limitare»

La proposta: al massimo 1,50 euro, il turismo non va penalizzato

MANTOVA. Entra nel vivo la trattativa tra Confcommercio e Comune sulla tassa di soggiorno che sarà introdotta a gennaio in città. È in agenda per domani alle 16 in via Roma l’incontro per discutere le richieste degli operatori che chiedono «tariffe più contenute per non penalizzare i flussi in entrata». Quindi non una forbice tra 1 e 3 euro come ipotizzato, ma tra 1 e 1,50 (solo per le strutture a 4 stelle); esenzione per portatori di handicap, malati, appartenenti alle forze armate, autisti, guide, gruppi organizzati, accompagnatori turistici; esenzione dal sesto pernottamento per persona al mese; versamento semestrale degli incassi al Comune.

«Sono proposte condivise dagli operatori della filiera turistica, non solo albergatori ma anche titolari di bed and breakfast, case e appartamenti per vacanze, foresterie – spiega il direttore di Confcommercio Nicola Dal Dosso – nelle scorse settimane le nostre due sigle, Federalberghi e l’associazione B&B e strutture extra alberghiere, hanno avviato un confronto tra gli iscritti e organizzato un incontro aperto anche ai non associati, per presentare la nuova imposta e raccogliere pareri e istanze».

Il risultato è un documento inviato il 29 settembre all’amministrazione comunale. «Tutti gli interessati – si legge – concordano sulla necessità che la nuova imposizione fiscale non debba penalizzare i flussi turistici in entrata che, dopo anni di flessione, fanno registrare numeri positivi, in particolare dopo il riconoscimento di Mantova Capitale della cultura 2016, di cui si sentono ancora i benefici». Altro auspicio condiviso: evitare che gli adempimenti legati alla nuova imposta gravino sull’organizzazione delle strutture ricettive. Per questo chiedono di concentrare in due volte all’anno il versamento in via Roma.

«Abbiamo deciso di prendere a metro di paragone Verona, e ne abbiamo studiato il regolamento dell’imposta di soggiorno – spiega il presidente di Federalberghi Gianluca Bianchi – se l’esempio di Ferrara poteva sembrare più adatto per le caratteristiche simili a Mantova, dopo attenta riflessione si è deciso che il modello è Verona: è la realtà turistica con cui gli operatori mantovani si interfacciano di continuo e da cui arrivano flussi apprezzabili di visitatori, anche se le presenze di Verona sono molto superiori». Di qui la richiesta di tariffe inferiori a quelle del capoluogo scaligero, dove oscillano da 0,50 a 3 euro.

Infine il lungo elenco di esenzioni per le categorie di visitatori ma anche, spiega Teresa Bustaffa, presidente dell’associazione B&B, per chi si ferma in città più di sei notti al mese, anche non consecutive, «per non penalizzare il turismo business a cui spesso si associano i soggiorni prolungati». (m.v.)


 

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