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Dagli esordi ad oggi. Gigli tra arte e moda seduce il pubblico

Sala dei Cavalli affollatissima, per l’incontro con Romeo Gigli, organizzato ieri da Abito, la nuova associazione nazionale nata a Mantova che si occupa di storia della moda e del costume

MANTOVA. Sala dei Cavalli affollatissima, per l’incontro con Romeo Gigli, organizzato ieri da Abito, la nuova associazione nazionale nata a Mantova che si occupa di storia della moda e del costume. In prima fila, tra gli altri, Giambattista Tirelli e la moglie, Simona Barbieri e Stefano Gozzoli, sponsor e amici della manifestazione. Tutti prenotati i posti a sedere, ma alla fine sono potute entrare le persone in più che si erano messe in coda. Evento mondano e di cultura, tanto che fra i presenti si sono notati anche personaggi del mondo del teatro, della musica e della letteratura. Italo Scaietta, presidente di Abito, ha tenuto l’introduzione passando la parola a Michele Venturini, storico della moda. Un applauso ha poi salutato Romeo Gigli che ha anche portato sei suoi affascinanti modelli.

«Dagli incunaboli al Settecento – ha raccontato – fin da piccolo ero affascinato da libri che avevano raccolto i miei antenati, da sempre librai antiquari. Quando ho cominciato a occuparmi di moda ho immaginato la donna libera di atteggiarsi come vuole. Girando il mondo incontro persone che dicono di indossare tuttora i miei abiti e ho la conferma che la mia è davvero atemporale». Nel 1979 Gigli arriva negli Usa, chiamato da Pieto Dimitri, il sarto del jet set. «Voleva rinnovare la linea uomo, ma mi chiese di occuparmi anche della donna. Scelsi una modella di colore, le feci indossare un sari e sopra una giacca da uomo, la caricai di gioielli etnici che allora non si usavano e tanto corallo, ambra. Ai piedi scarpe bassissime calze di lana spesse».

Venturini sottolinea i viaggi di Romeo Gigli in India, Cina, America e la sua capacità di cogliere spunti da culture diverse e inserirli. Addirittura inventa una donna maschiaccio che può avvolgersi in tessuti preziosi e annodarsi al collo una cravatta. Molti i riferimenti ai film, a cominciare da “Camera con vista”, dove una ragazza dell’aristocrazia inglese nella campagna toscana scopre la sua sensualità. Romeo Gigli racconta poi delle sue prime esperienze a Milano, la sfilata in casa con tre studentesse liceali, fino al salone in un garage di corso Como. «Insieme ai miei capi volevo che ci fossero altri stilisti e comprai Galliano e Miyazaki. In un giorno sgombravo tutto per lasciare posto a mostre d’arte».

Poi spiega la sua creatività: «La materia per me è fondamentale, devo toccarla, muoverla per farla diventare forma, la materia ha un’anima e io voglio catturarla. Io parto sempre dalla forma, avvolgo, strizzo il corpo. Poi decoro». E i suoi decori sono particolari, bellissimi fino al Cigno nero.

Nel 1947 Christian Dior inventò l’ovale: «Ha dato alla donna la gioia, mente prima la moda era punitiva con il corpo femminile –commenta Gigli -. E io sono partito dalla gioia e ho amato l’ovale». Gigli ha poi parlato di quando ha creato costumi per le opere liriche, (bellissima la Regina della notte) e il teatro, e gli allestimenti di mostre. Infine la Tavola del Mantegna nel 1997 a Mantova.

Maria Antonietta Filippini
 

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