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MANTOVA

Eventi d’arte e cremazioni. Ecco i cimiteri del futuro

Il presidente della Dugoni: si rischia lo svuotamento, i Comuni cambino strategia Le proposte: spazi ad hoc per le urne, iniziative culturali e sconti sulle concessioni

MANTOVA. Ai cimiteri servono investimenti, ricerca, innovazione ma anche eventi culturali o turistici nei modi e nei tempi più consoni e rispettosi del luogo. Sembra un gioco di parole, ma il rischio è davvero la loro graduale scomparsa o comunque un impoverimento a scapito delle casse pubbliche. La causa va ricercata in più fattori, non da ultimo un progressivo svuotamento di loculi e fosse inversamente proporzionale all’incremento delle cremazioni. «I cimiteri sono la testimonianza fisica della storia di una comunità e bisogna iniziare a pensare a un loro utilizzo diverso in modo che diventino un’attrattiva anche per i vivi»: a suonare la sveglia alle amministrazioni comunali è Mario Rodella, presidente dell’impresa cooperativa mantovana “Dugoni facility management” che, nel settore da 27 anni, oggi gestisce 180 cimiteri tra Lombardia, Emilia, Veneto e Toscana con una platea di circa due milioni di abitanti e un fatturato cimiteriale di 2,5 milioni pari al 30% del volume d’affari complessivo della coop.

Partiamo dall’incremento delle cremazioni. Rodella snocciola i dati dell’associazione Servizi funerari pubblici italiani (Sefit): «In Italia ci sono circa 25mila cimiteri e i decessi nel 2016 sono stati 615.261, di questi 141.553 sono stati cremati (23%) con un incremento annuo dell’1,83%. Le regioni con il maggior numero di cremazioni sono la Lombardia (36.590, pari al 37%), l’Emilia Romagna (20.600 pari al 47%), il Piemonte (20.285 pari al 44%) mentre la crescita percentuale maggiore nel 2016 si è avuta in Sardegna con +41,80%, Puglia con +39,5% e Sicilia con +21,30%». Fin qui per i cimiteri nessun problema se non fosse che di pari passo cresce anche la richiesta di conservazione o dispersione delle ceneri in un luogo “altro” sia esso casa di famiglia, lago o cima di una montagna: per legge a cremazione avvenuta, i resti possono essere tumulati in un cimitero, ma anche affidati a un famigliare per la custodia in abitazione o dispersi in natura come in un'area apposita di cui dovrebbero essere dotati tutti i cimiteri. «Le faccio l’esempio di Modena dove gestiamo i cimiteri: qui il 55% ha scelto di farsi cremare e di questi il 35% ha chiesto l’affido delle ceneri al proprio domicilio e solamente il 67% si è fatto seppellire in uno dei 17 cimiteri cittadini. Se continua così nel giro di 5 anni solo 2 morti su 10 occuperanno una fossa o un loculo in cimitero».

E si tratta di una scelta spesso dettata da motivi economici per i costi di loculi, lapidi e manutenzioni come per il rinnovo delle concessioni scadute. «Proprio in questi giorni - aggiunge Rodella - molti andranno al cimitero e sui loculi ci sarà un cartello che recita così: “Chi è a conoscenza di parenti di questo defunto è pregato di contattare l’ufficio comunale”. I Comuni si ritrovano con le concessioni scadute con titolari spesso non più rintracciabili o che hanno dichiarato disinteresse. E questo per le casse comunali è un danno visto che per legge il Comune deve “sfrattare” chi non paga o rischia di essere perseguito per danno erariale».

Che fare? «I Comuni dovrebbero offrire proroghe delle concessioni a basso costo, ma anche proporre nuove formule di sepoltura per le urne cinerarie come avviene già in Germania e in Giappone». Non solo: «I cimiteri andrebbero sfruttati per attirare visitatori, si può iniziare a pensare anche in Italia a un turismo cimiteriale come già avviene all’estero dove le persone frequentano sempre più le parti storiche e appunto turistiche di questi luoghi». La Dugoni un passo in questa direzione l’ha già fatto inaugurando nei giorni scorsi una mostra fotografica all’interno del San Cataldo di Modena. Ha anche brevettato tombe a schiera con spazio riservato alle ceneri. E tra i tanti progetti elaborati negli uffici di Lunetta non mancano pure i cimiteri di quartiere per gli animali domestici. Ma questa è un’altra storia. (m.v.)

 

 

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