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Siccità record, fiumi e laghi asciutti

Mai così poca pioggia in 60 anni: all’appello mancano 2 miliardi di metri cubi. «Semine difficili e ci sarà boom di insetti»

MANTOVA. La morsa della siccità non accenna ad allentare la presa. Dopo un anno senza sostanziali precipitazioni, salvo sporadici temporali, il Mantovano inanella un nuovo record: l’ottobre più secco da sessantanni a questa parte. Il mese che nelle statistiche dovrebbe essere quello maggiormente ricco di precipitazioni, 68 millimetri, fa arrestare i misuratori ad appena 8,5 millimetri, il 12% della pioggia attesa. Qualche timido cambio di rotta potrebbe avverarsi fra domenica e lunedì quando aria di scirocco, carica di umidità, dovrebbe investire la pianura padana. Ma a meno di inversioni di tendenza, anche questo non dovrebbe riportare la nostra provincia in linea con gli anni scorsi creando una nuova preoccupazione non solo nei meteorologi, che da tempo lanciano allarmi sul cambio climatico, ma negli operatori sanitari ed in chi con il clima ci lavora, a partire dal mondo delle imprese agricole.

Il Po è in secca: i fuoristrada lo guadano tra Motteggiana e Portiolo Le incredibili immagini girate dall'argine del Po mercoledì 1 novembre. Il fiume è in secca e i fuoristrada possono guadarlo tra Motteggiana e Portiolo. (Video Delio Fuscati)


I dati parlano chiaro. Nel 2017 sono sinora caduti 380 millimetri dei quali poco meno della metà concentrati in soli sei giorni a giugno e settembre. Una prima anomalia, poiché storicamente le piogge dovrebbero concentrarsi in primavera ed autunno: nell’ordine di piovosità ottobre, novembre ed aprile. Ed una seconda poiché gli eventi a carattere temporalesco, dove una grande quantità di pioggia si concentra in poche ore, non permette di ripristinare le falde: l’acqua fluisce velocemente nei fossi e nei canali o nei tombini stradali dilavando i suoli senza permettere all’acqua di penetrare in profondità, imbibendo i suoli. Negli ultimi 12 mesi, l’unico nel quale la pioggia è stata distribuita e superiore alla media è stato febbraio (65 millimetri caduti contro i 41 della media storica). Ma è stata una eccezione in un anno che, considerando anche i mesi di novembre e dicembre 2016 non raggiunge i 390 millimetri totali , il 60% di quanto dovrebbe essere.

L’effetto non si è fatto attendere. Laghi e fiumi stanno inesorabilmente prosciugandosi sino ad avvicinarsi ai record storici del periodo. Addirittura il lago d’Iseo, che attraverso l’Oglio alimenta la parte occidentale della nostra provincia è a soli 7,5 centimetri dal record storico di livello minimo, appena il 6% del volume che è possibile invasare. Con un terzo degli afflussi.

Non sta meglio il Garda, il più grande bacino d’acqua dolce d’Italia. A fronte di una media di 76 centimetri sullo zero idrometrico, ieri il livello era a meno di 48 centimetri, con un riempimento pari al 26%. Ma con un afflusso da monte di soli 6 metri cubi al secondo, il 10% della media. Condizioni che porteranno in breve il lago a scendere di quota creando i presupposti, se non vi sarà un reintegro invernale, di una futura crisi idrica il prossimo anno.

In sofferenza anche, ovviamente, i fiumi. Il Po a Borgoforte fa segnare un -2 metri e 12 sotto lo zero idrometrico. Una situazione di secca quasi da valori estivi effetto della mancanza di piogge che nel bacino del più grande fiume italiano assommano ad un deficit di 5 miliardi di metri cubi d’acqua .

Se, forse, ci si dovrà abituare alla penuria d’acqua in laghi e fiumi, le condizioni siccitose creano squilibri negli organismi viventi e nelle attività umane, settori complessi i cui tempi di adeguamento non si misurano con gli anni.

A segnalarlo le associazioni agricole, in particolare Coldiretti che segnala come oltre alla vegetazione secca nelle campagne i diffusi deficit di pioggia e le temperature superiori alla norma hanno lasciato i terreni asciutti, compatti, di difficile lavorazione anche per le semine che non trovano le condizioni ottimali per arrivare a una corretta germinazione dei semi. Se queste situazioni dovessero permanere a lungo occorre preventivare possibili risemine dei cereali invernali, come il grano. Caldo e siccità inoltre sono fattori stressanti per la vegetazione, in primo luogo sulle gemme delle piante da frutto, che con queste temperature possono germogliare con fioriture autunnali anomale. Stranezze evidenti dalla fioritura delle viole, uno dei primi fiori primaverili che sboccia dopo l’inverno, o delle rose nei giardini. E preoccupano anche gli insetti, in primo luogo quelli dannosi come le cimici, che trovano nel caldo anomalo autunnale le condizioni migliori per svilupparsi dilatando enormemente la propria capacità riproduttiva tanto che c’è il rischio di una vera e propria invasione di insetti nelle coltivazioni nella prossima primavera/estate.

Oltre, naturalmente, i problemi relativi alla diffusioni delle polveri sottili, non abbattute dalle piogge o disperse dai venti, vera piaga che affligge da anni la pianura padana.
 

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