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Un presidio ospedaliero territoriale anche a Viadana

Stucchi conferma: «Avrà 30 posti letto, ma nessuna concorrenza con Bozzolo che va avanti»

VIADANA-BOZZOLO. Nascerà a Viadana il secondo Pot (presidio ospedaliero territoriale) del Mantovano. A confermarlo il Direttore Generale dell'Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Mantova Luca Stucchi. La struttura destinata ad erogare prestazioni sanitarie e sociosanitarie di bassa e media intensità avrà sede nell’ex ospedale dove già ci sono 30 posti letto. «Non ci saranno sovrapposizioni o concorrenza con il Pot di Bozzolo – spiega subito Stucchi – perché si tratta di interventi in aree diverse. Bozzolo legato al presidio di Asola, Viadana facente parte del distretto sperimentazione viadanese-casalasco. E dove, con la nostra responsabile Simonetta Bettellini stiamo mettendo assieme storie che sono state separate trent’anni fa». I 30 posti diventeranno letti della cronicità «per l’area casalasco viadanese e quindi legati al presidio ospedaliero Oglio Po. Non ci sarà bisogno di grandi interventi, perché gli edifici sono già stati ristrutturati. Stiamo programmando invece – prosegue Stucchi – spostare all’interno del Pot di Viadana la sede del Cps che attualmente non è adeguata. Ho già incontrato i medici del territorio registrando disponibilità. Essendo un percorso non impositivo, occorre rispettare i tempi della concertazione».

Una precisazione che nasce dalle nuove critiche ai ritardi sul Pot bozzolese. Con tutto ancora fermo ad oltre sette mesi dall’annuncio della partenza dei lavori da 1,7 milioni. «Partiamo sgombrando il campo dalle questioni politiche, che qui non c’entrano – spiega Stucchi –. Per noi il Pot di Bozzolo già c’è nella storia della nostra azienda. Grazie all’operazione di spostamento della cardiorespiratoria ed ai 25 posti letto per sub acuti abbiamo posto le premesse per aver ei letti per il Pot. C’è la diagnostica, la specialistica, il punto prelievi, la riabilitazione neuromotoria. Il Pot è già pronto, lo spazio c’è e i fondi pure. Quello che manca è lo spazio per i medici del territorio che oggi in parte lavorano al centro San Restituto. Li ho incontrati più di una volta, ottenendo verbalmente una disponibilità. La nostra proposta operativa prevede servizi aggiuntivi collegati alla rete della cronicità. Dopo di che, per motivi collegati a questioni locali e non alla riforma, abbiamo ricevuto un rifiuto. Non ci scoraggiamo. La sfida è offrire non la presa in carico della malattia, che già oggi facciamo, ma la persona attraverso un “patto di cura”». Ma cosa succederà se i medici continueranno a dire di no? «La struttura è una casa comune dove costruire una rete. E mi aspetto dal sindaco che lui faciliti questo. E se ci sono problemi concreti relativi a mutui sulle strutture del Comune, abbiamo dato la disponibilità ad affrontarli e a trovare soluzioni. Ma questo prescinde da una scelta strategica che devono fare i medici: partecipare assieme alla presa in carico dei pazienti».

I lavori dunque partiranno? «I lavori non sono legati al Pot, che ripeto, di fatto esiste, ma alla possibilità di ampliare i servizi, portando il consultorio. E non nascondo che ci sono problemi a reperire il personale pur sapendo che dove c’è il Pot, la rete della presa in carico del paziente è gestita meglio»
 

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