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Troppi carboidrati aumentano il rischio di mortalità, un po' più di grassi fanno bene al cuore

Carboidrati, glucidi, tutti sinonimi degli zuccheri. Secondo i medici del Congresso Europeo di Cardiologia  vanno ridotti nella dieta a non oltre il 60% dell’apporto calorico. Al contrario mangiare i grassi in una quantità più elevata (circa il 35% per cento dell’energia) sarebbe associato ad un minore rischio di mortalità

MANTOVA. Una brutta notizia: gli zuccheri fanno male non solo alla linea ma anche al cuore. Una dieta ricca di zuccheri sarebbe infatti associata a un maggior rischio di mortalità. Al contrario i grassi, da sempre ritenuti i principali responsabili dei problemi cardiaci, avrebbero un ruolo benefico sulla salute cardiovascolare. Questi i sorprendenti risultati presentati all’ultimo Congresso Europeo di Cardiologia e pubblicati sulla rivista scientifica Lancet .

Il rischio di morte in pazienti che hanno adottato una dieta ricca in zuccheri è aumentato del 28%. I risultati derivano dal progetto PURE (Prospective Urban Rural Epidemiology), che aveva l’obiettivo di studiare i fattori di prevenzione (ad esempio attività fisica o alimentazione) e di rischio (come obesità e ipertensione) dell'insorgenza di malattie cardiovascolari. Lo studio è stato condotto su 154 mila persone tra i 35 e i 70 anni, per oltre 10 anni in 18 paesi ad alto, medio e basso reddito, nei cinque continenti: insomma un campione decisamente rappresentativo della popolazione mondiale.

Queste scoperte portano a rivedere il concetto di dieta sana, già messo in discussione a più riprese negli ultimi anni. Secondo gli autori dello studio bisognerebbe limitare la percentuale dei carboidrati al di sotto del 60% dell'energia totale. Possiamo invece mangiare un po’ più grassi, fino al 35% (mentre le linee guida sull’alimentazione li limitavano a 30%). Il rischio più basso di morte si è osservato in quelle persone che consumano tre o quattro porzioni (circa 400-500 g) di frutta, verdura e legumi al giorno, con pochi vantaggi aggiuntivi mangiandone di più.

E’ necessario un chiarimento sugli zuccheri. Sulle etichette di molti alimenti troviamo riportato: “carboidrati di cui zuccheri”. In realtà “carboidrati” è un sinonimo di “zuccheri” (e di glucidi): parliamo sempre della stessa classe di molecole organiche. Sarebbe più corretto dire “carboidrati di cui zuccheri semplici”. Infatti, i carboidrati si dividono in semplici e complessi. I primi sono caratterizzati dal sapore dolce, come lo zucchero semplice appunto, e si trovano, ad esempio, nei succhi di frutta, caramelle e miele. I carboidrati complessi hanno un assorbimento più lento e sono i costituenti principali di cereali, pasta, pane e patate.

Gli zuccheri semplici sono i più pericolosi. Infatti l’assorbimento è veloce e sono in grado di elevare bruscamente la glicemia (la concentrazione nel sangue del glucosio, lo zucchero semplice più utilizzato negli organismi viventi). L’innalzamento della glicemia è controllato dal pancreas producendo insulina. Il massiccio rilascio di quest'ormone finisce col determinare un brusco calo glicemico, immagazzinando l’eccesso come grasso nelle cellule lipidiche, ma stimola anche ad avere fame di nuovo! L'inevitabile risultato è il sovrappeso (sotto forma di grasso addominale), con tutte le sue conseguenze negative per la salute.

Gli zuccheri semplici sono pericolosi anche perché, spesso, senza rendercene conto, si raggiunge la dose massima giornaliera consigliata: 40-50g secondo l’Organizzazione mondiale della sanità. Basta bere una bibita in lattina o un succo di frutta (contiene mediamente 40 g di zucchero semplice)! Gli zuccheri semplici si anche trovano negli alcolici. Attenzione sono nascosti anche in molti cibi salati per contrastare il gusto amaro dei conservanti: ad esempio vengono aggiunti nei legumi in scatola, sughi pronti, maionese light e pane confezionato.

Attenzione però, gli zuccheri però non vanno demonizzati: sono una insostituibile fonte di energia, servono sia al cervello che ai muscoli. Ma bisogna sapersi regolare, abituarsi a sapori meno dolci, fare ogni tanto qualche rinuncia e leggere sempre le etichette. Non trascurare poi l’esercizio fisico che è un modo molto efficace per abbassare il glucosio nel sangue.

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*Laureata in Biologia nel 2004, ha conseguito il dottorato di ricerca in Ecologia e Conservazione della Biodiversità pochi anni dopo a Roma, sua città natale. Negli ultimi 5 anni ha svolto attività di ricerca prevalentemente in ecologia, in Italia e all’estero. Ora si è convertita alla comunicazione della scienza con particolare riferimento a temi ambientali. Questo blog nasce per la sua passione di condividere e promuovere la cultura scientifica, con uno stile divulgativo semplice, accattivante ma rigoroso.

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