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Festival e contributi, le minoranze:«Conflitto d’interessi Andreatta chiarisca»

Interrogazione sul ruolo dell’imprenditrice: «È consigliere Pd e organizza eventi finanziati dal Comune»

MANTOVA. La premessa è «nulla di personale», ma gli indici dei consiglieri comunali d’opposizione di Forza Italia, Lega, 5 Stelle e de Marchi sono puntati contro Francesca Andreatta, consigliere Pd, presidente della commissione Bilancio e attività produttive, imprenditrice e associata Confesercenti.

Il nodo è politico: «Sappiamo che è stata coinvolta direttamente nel progetto di Pinky finanziato con risorse pubbliche comunali, così come in altri (Mantova Lovers e Sporty). Per tale motivo, trasmetteremo al sindaco un’interrogazione per comprendere la sua posizione in questi festival – intervengono Baschieri, Longfils, Gorgati, Cappellari, Zera, de Marchi, Annaloro e Tonelli – Vogliamo capire se ci troviamo di fronte a un potenziale conflitto di interessi o ad una situazione di inopportunità, dovuta alla triplice veste di organizzatrice di festival finanziati con risorse comunali, membro dei direttivi di varie associazioni di categoria e presidente della commissione Bilancio e attività produttive». Il riferimento è all’impresa A.Tema, di cui Andreatta è titolare, che organizza convegni e fiere, e a Confesercenti. «Non faccio parte di alcun direttivo – replica la diretta interessata – a giugno ero stata nominata nell’ufficio di presidenza, che comunque è solo un organo d’indirizzo perché Mantova dipende da Confesercenti della Lombardia Orientale, ma dopo venti giorni ho rinunciato». E il conflitto d’interessi? «Domandatelo a Confesercenti».

«Mi rendo conto che quando si parla di contributi pubblici possano nascere dei dubbi, ma noi abbiamo sempre agito con la massima trasparenza – risponde il direttore Davide Cornacchia – anche perché la procedura non la detta Confesercenti, ma gli uffici comunali che la applicano a tutte le associazioni che godono di contributi pubblici». Racconta Cornacchia che i format di Mantova Lovers e Pinky erano inseriti nel contenitore AlwaysMantova, presentato al sindaco nell’autunno 2016 – «con posta certificata» – progetto largo e ambizioso spalmato nell’arco di un anno. Costoso, pure (nell’ordine dei 300mila euro), tanto che il Comune rispose di no. L’occasione di scorporare e proporre singolarmente i format di Mantova Lovers e Pinky si è offerta con i bandi regionali Stoa, per il rilancio delle attività del commercio, e Wonderfood and wine, per la promozione turistica legata all’offerta enogastronomica. D’accordo, ma il ruolo di Francesca Andreatta? «Collaboriamo da dieci anni e la stimiamo, le abbiamo quindi chiesto di coordinare le attività – riferisce Cornacchia – l’Andreatta, però, non prende alcun compenso da Confesercenti, si assume il rischio d’impresa e, se è brava, riesce a ritagliarsi il suo guadagno. I contributi pubblici? Servono solo a coprire le spese».

A proposito di Pinky, a cui il Comune contribuisce con 30mila euro, si stupiscono i consiglieri d’opposizione del mancato coinvolgimento delle aziende locali – la stima è di 663 realtà per circa 1,2 milioni di suini – in compenso il Pinky Village (smantellato mercoledì) ha offerto «un affastellamento confuso di stand che vendono prodotti della Bavaria, dell’Umbria, della Sicilia, della Campania e di altre località italiane». «Sono state invitate a partecipare tutte le imprese del territorio» assicura Cornacchia. (ig.cip)


 

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