Quotidiani locali

MANTOVA

Niente foto dei figli sui social se papà non vuole

Per il giudice è necessario il consenso di entrambi i genitori. «Ma postare gli scatti in rete è comunque pericoloso»

Niente foto dei figli sui social senza il consenso di entrambi i genitori Manca il consenso del padre, un giudice del Tribunale di Mantova chiede a una madre di rimuovere le foto dei figli minorenni condivise su Facebook (a cura di Cinzia Lucchelli)


MANTOVA. Occhio a postare le foto dei figli sui social network, pratica pericolosa di suo (con tutte le insidie che si annidano in Rete), illecita se l’altro genitore non è d’accordo. Al punto che il padre (o la madre) dissenziente può rivolgersi al giudice per bloccare la pubblicazione e ottenere la rimozione degli scatti già condivisi. Così ha deciso Mauro Bernardi, giudice del Tribunale di Mantova, in una sentenza depositata nelle scorse settimane e pubblicata dal portale Il caso.it. Sentenza destinata a fare scuola o, comunque, ad alimentare la discussione.

«L’inserimento di foto di minori sui social network costituisce comportamento potenzialmente pregiudizievole per essi - sottolinea il giudice nella sua decisione - in quanto ciò determina la diffusione delle immagini fra un numero indeterminato di persone, conosciute e non, le quali possono essere malintenzionate e avvicinarsi ai bambini dopo averli visti più volte in foto on-line, non potendo inoltre andare sottaciuto l’ulteriore pericolo costituito dalla condotta di soggetti che “taggano” le foto on-line dei minori e, con procedimenti di fotomontaggio, ne traggono materiale pedopornografico da far circolare fra gli interessati, come ripetutamente evidenziato dagli organi di polizia».

La questione all’esame del Tribunale riguardava il ricorso presentato dal papà di due bambini (di tre anni e mezzo la bimba, di un anno e mezzo il più piccolo) che chiedeva al giudice di rivedere le «condizioni regolanti i rapporti genitori/figli alla stregua di supposti gravi comportamenti diseducativi posti in essere dalla madre». Fuor di burocratese, l’obiettivo del papà era rivedere l’accordo sull’affido condiviso e la residenza dei bambini con la mamma, dopo la separazione.

Il giudice ha ritenuto che non vi fossero i presupposti per rimettere mano all’accordo, non essendoci prove robuste della «grave inadeguatezza educativa» della donna, però ha rilevato che, nonostante nell’accordo fosse stato stabilito l’obbligo di non postare le foto dei bimbi sui social e la donna si fosse impegnata a rimuovere quelle già diffuse, in realtà numerose immagini erano state pubblicate ancora successivamente.

«Comportamento questo - scrive il Tribunale di Mantova - che integra violazione» della «tutela dell’immagine», contemplata dall’articolo 10 del codice civile, della «tutela della riservatezza dei dati personali», prevista dal Codice della privacy, nonché della Convenzione di New York nel punto in cui stabilisce che «nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione» e che «il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti».

Il giudice cita anche la normativa di tutela dei minori contenuta nel regolamento dell’Unione europea del 27 aprile 2016 che entrerà in vigore il 25 maggio 2018, secondo cui «la immagine fotografica dei figli costituisce dato personale» e «la sua diffusione integra una interferenza nella vita privata». Dunque, «considerato che il pregiudizio per il minore è insito nella diffusione della sua immagine sui social network» l’ordine di inibitoria e di rimozione «va impartito immediatamente», ha stabilito il giudice decidendo in via provvisoria. E, «ritenuta la necessità» di acquisire «dettagliate informazioni sulla capacità genitoriale delle parti», ha anche disposto che il Servizio Tutela Minori riferisca «ogni informazione utile in ordine alla capacità genitoriale dei predetti genitori».

Piccola curiosità a margine della sentenza sugli scatti social: a riprova dei «comportamenti diseducativi» della donna, citava il padre dei due bimbi il loro coinvolgimento nella pratica del Reiki (disciplina spirituale orientale, ndr) seguita dalla madre. Coinvolgimento non adeguatamente provato secondo il giudice, che, però, attraverso il Servizio Tutela Minori, dispone di verificare «se l’adesione della madre alla disciplina del Reiki abbia influenza pregiudizievole sui figli».

TrovaRistorante

a Mantova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista