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Per l’autonomia intesa subito

Aperto a Roma il tavolo con Lombardia ed Emilia: parti soddisfatte, steso il calendario degli incontri

MANTOVA. Raggiungere un'intesa sul fronte della cosiddetta “autonomia differenziata” prima della fine della legislatura: questo l'appello che ieri i governatori di Lombardia e Emilia Romagna, Roberto Maroni e Stefano Bonaccini, hanno rivolto all'unisono a Governo e Parlamento. Il primo round di incontri al tavolo istituzionale, tenutosi al ministero per gli Affari Regionali sotto la regia del sottosegretario Gianclaudio Bressa, ha evidenziato una buona dose di determinazione da parte dei protagonisti, soprattutto sul fronte governatori. Che sono sembrati felici di aver strappato un’insperata luce verde alla richiesta di poter tenere incontri anche a Bologna e Milano.

Soddisfatto Bressa che ha ricordato come si sia stabilito di limitare il confronto a un numero limitato di materie. Con l'impegno di consegnare alla prossima legislatura un accordo quadro. «È stato un incontro leale e costruttivo che apre a un confronto su materie che riguardano il quotidiano di quasi 15 milioni di cittadini italiani, quanti ne contano le regioni Emilia Romagna e Lombardia» ha puntualizzato Bressa alla fine del tavolo.

«La mia soddisfazione è certamente anche personale, poiché per la prima volta due regioni italiane intraprendono in maniera seria il percorso dell'autonomia differenziata, come concesso dal comma III dell'articolo 116 della Costituzione, di cui – ha tenuto a ricordare Bressa – sono stato estensore nella riforma del 2001. Ma è indiscutibile che Emilia Romagna e Veneto possono svolgere un importante ruolo di apripista, prefigurando in senso più ampio, il futuro del regionalismo italiano, ancora tutto da scrivere».

Ma, ha avvertito, il lavoro iniziato oggi al Ministero «non può esaurirsi in maniera frettolosa, con tempi contingentati da opportunità politiche». Chiara la rotta di Maroni, che in nome del fair play ha garantito «una leale collaborazione della Lombardia, perché non voglio utilizzare questo tema per la campagna elettorale».

«Affideremo al prossimo Parlamento – ha avvertito il governatore lombardo – un accordo di attuazione per la riforma della Costituzione del 2001, cosa mai successa, e quindi un impegno politico e costituzionale molto forte». Molto simili i concetti espressi da Bonaccini, a detta del quale se lo sforzo congiunto producesse buoni frutti «il futuro governo e il futuro Parlamento farebbero molta fatica a ignorare un lavoro che sarebbe persino storico sotto ogni punto di vista». Perché «nessuno mai ci ha provato, però io e Maroni abbiamo fatto entrambi un lavoro robusto con le nostre assemblee legislative, con le parti sociali e con le forze politiche. Non mi interessa – ha detto ancora – chi parte prima, mi interessa come arriviamo e dove arriviamo: faremo di tutto per poterci arrivare, crediamo che sia giusto che le realtà virtuose, in un Paese come questo, fatta salva la sacralità dell'unità nazionale, vengano premiate». Il programma degli incontri prevede un nuovo tavolo giovedì prossimo a Roma, al Dipartimento per gli affari regionali (che, ha precisato Bressa, rimarrà sede del confronto paritetico), venerdì 17 a Bologna e martedì 21 a Milano.
 

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