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La Belleli festeggia con il nuovo reattore: «Si vince innovando»

Presentato Iter, progetto per l’industria termonucleare. L’ad Fedeli: «Sfida tecnologica, non conta più il gigantismo»

MANTOVA. Non è più il tempo accelerato degli anni ’60, quando la domenica in Belleli era dedicata alla selezione del personale, con la fila che si allungava fuori dai cancelli. Quando le assunzioni si rincorrevano al ritmo di sei persone a settimana, tutte le settimane, e il rapporto era di un apprendista per ogni operaio. Non è più nemmeno l’evo del gigantismo industriale, che a fine Ottanta portò la Belleli alla soglia dei 10mila dipendenti (prima del risveglio brusco degli anni Novanta, col macigno del fallimento).

Il concerto per festeggiare i 70 anni della Belleli

Però lo stabilimento che negli ultimi anni con gli americani di Exterran vivacchiava, contando il tempo tra una commessa e l’altra, adesso con il Gruppo Walter Tosto ha ripreso a lavorare a pieno regime. E di quel passato arrembante, quando Belleli era in grado di leggere e anticipare le richieste del mercato, è rimasta l’impronta. Sono rimasti tanti progetti nel cassetto: tra gli altri, un prototipo degli anni Novanta che oggi consentirà a Belleli di produrre, per la prima volta, il reattore termonucleare di fusione Iter, proprio nel capannone dove la nuova proprietà ha allestito la festa per i settant’anni. Una macchina del tempo d’acciaio, legno e cemento che proietta ospiti e operai indietro nel futuro.



Velocità e fiuto tecnologico erano le stesse gambe su cui correva la Belleli del patriarca Rodolfo, più volte evocato: «Andava a cercarsi il lavoro, non aspettava che arrivasse» ricorda Roncada, individuando nell’aggressione del mercato uno dei segreti del successo aziendale. Morselli racconta dei lavori per la copertura dello stadio milanese di San Siro, Visigalli riferisce della mappatura dei progetti in giro per il mondo e della successiva acquisizione delle licenze per la tecnologia di tutti i componenti necessari, in modo da arrivare dritti al cliente finale. Arduini dice della politica delle assunzioni e della scuola di saldatura interna allo stabilimento, Bottura s’inorgoglisce ancora ripensando ai complimenti dei giapponesi per la consegna anticipata di una commessa.

E la ricetta del futuro? «Primo, la curiosità – scandisce Fedeli – perché senza non si riesce a capire dove va il mondo e non si possono anticipare le richieste. Poi l’umiltà, il saper dire questo non lo so fare ma è nelle mie corde, quindi vado a cercarmi la tecnologia. La perseveranza, anche. Consapevoli che, rispetto al passato, non possiamo più giocarcela sul gigantismo, ma sull’innovazione». Come prima, più di prima.