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Rischio mazzata con la Pac. «Perdiamo metà dei fondi»

Confagri studia l’impatto della futura politica Ue, decisa a spostare i fondi nell’Est: «A Mantova da 75 a 38 milioni. Così premiano chi ha costi nettamente inferiori»

MANTOVA. La programmazione Pac 2014-2020 è giunta esattamente a metà e, a partire dalla seconda parte del 2018, a Bruxelles prenderanno il via i lavori che porteranno, entro il 2019, a definire l’impostazione della futura Politica agricola comune. Un’impostazione che rischia di far arrivare in Italia, e di conseguenza anche in provincia di Mantova, molte meno risorse rispetto ad oggi.

Il motivo? Il principio della convergenza, secondo il quale dovrebbe verificarsi uno spostamento di risorse dai paesi storici a quelli di recente ingresso nell’Unione Europea o quelli in cui il valore dell’agricoltura è nettamente inferiore rispetto a quello italiano.

I numeri – elaborati dall’ufficio economico di Confagricoltura – chiariscono al meglio il rischio che potrebbe profilarsi all’orizzonte a partire dalla prossima Pac. Ad oggi in Italia gli agricoltori percepiscono in media contributi per 380 euro per ettaro, contro i 200 euro della Romania, i 220 della Polonia o i 250 dell’Ungheria. Il motivo? Il valore dell’agricoltura nostrana, nettamente più alto di quello dei paesi dell’Est europeo. Questi paesi però chiedono che gli aiuti Pac vengano parificati fra tutti gli stati membri, il che porterebbe il contributo a un valore medio di 280 euro per ettaro, una perdita enorme per l’Italia, quantificabile in oltre un miliardo di euro all’anno. E a Mantova, prima provincia agricola lombarda e tra le prime in Italia, la decisione avrebbe un durissimo contraccolpo. Nel 2016 infatti sono stati 75 i milioni di euro arrivati grazie alla Pac, con un contributo medio legato ai terreni di circa 560 euro per ettaro, già notevolmente inferiore a quello che si percepiva appena tre anni fa, pari a 730 euro, in grado di fruttare finanziamenti per un valore di 88 milioni di euro. Scendere a 280 euro per ettaro significherebbe – sempre secondo i calcoli elaborati da Confagricoltura – passare da 75 milioni all’anno a poco più di 37 milioni, con una perdita di quasi 38 milioni di euro di contributi Pac.

La netta differenza tra l’agricoltura italiana e quella di altri paesi europei è ben esemplificata anche da alcuni dati che Confagricoltura ricava da Eurostat. Il costo dell’energia elettrica in Italia è superiore del 50% rispetto a quello della Romania, del 55% rispetto a quello dell’Ungheria e del 25% rispetto a quello della Slovenia.

Assai più caro anche il gas, che in Italia costa il 60% in più che in Romania, il 55% in più che in Ungheria e il 12,5% in più che in Slovenia. Percentuali un po’ più basse, ma comunque indicative, si registrano per quanto riguarda il costo del gasolio, che in Romania costa il 20% in meno che da noi, in Ungheria il 17% in meno e in Slovenia il 12% in meno.

La differenza di valore del nostro settore primario si può calcolare anche osservando il costo medio del lavoro e il costo medio di un terreno agricolo. In Italia un’ora di lavoro viene a costare all’impresa in media 27,80 euro, contro i 16,20 della Slovenia, gli 8,60 della Polonia, gli 8,30 dell’Ungheria e i 5,50 della Romania. Stessa cosa per i terreni, che in provincia di Mantova vengono a costare 45mila euro per ettaro contro i 16mila della Polonia, gli undicimila dell’Ungheria e i diecimila della Romania.