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«Bus bidoni dalla Polonia»: la Cgil contesta Apam

Indice puntato su 10 autosnodati: «Comprati già vecchi con 900mila chilometri». Appello a Comune e Provincia per il bando del 2021: «Tutelate i 380 lavoratori»

MANTOVA. Dice che «gli autobus stravecchi che parlano polacco sono solo la punta dell’iceberg Apam». E sotto la linea di galleggiamento c’è una zavorra che minaccia di affondare l’azienda di trasporto pubblico al prossimo bando di gara, nel 2021. Il primo del bacino allargato Mantova-Cremona. Al segretario della Filt Cgil, Marzio Uberti, preme il futuro dei 380 lavoratori, che pretende siano garantiti in caso di un eventuale cambio d’appalto: non si tratta soltanto di salvare il posto, obiettivo minimo già tutelato per legge, ma di blindare anche gli accordi aziendali in essere, che prevedono condizioni migliori rispetto al contratto nazionale. A Cremona, per mettere il naso nell’altra metà del bacino, i privati che gestiscono il servizio hanno già disdettato gli accordi altri. Come a dire, il pericolo è concreto, e a sventarlo possono essere soltanto Comune e Provincia, i proprietari pubblici di Apam.

Il ragionamento di Uberti muove dai dieci autosnodati, i bus col soffietto lunghi 18 metri, comprati di seconda mano dalla Polonia nell’ultimo anno, e non ancora tutti avviati al servizio: «Si tratta di autobus del 2007 che hanno già percorso in media 900mila chilometri – riferisce il segretario della Filt – in cambio sono stati dismessi degli autobus più vecchi, del 2004, ma con la metà dei chilometri. Se questa è la strategia di rinnovamento della flotta, anche in vista del bando di gara del 2021, l’esito è discutibile. Parliamo di autobus che richiedono manutenzioni e interventi importanti prima di essere messi su strada, mezzi a cui bisogna rifare il fondo e aggiungere il sistema di climatizzazione, assente nei paesi del nord Europa. Autobus che vanno messi a norma. Insomma, la strategia di ammodernamento della flotta andrebbe rivista».

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Interpellata, l’azienda non conferma il dato sul chilometraggio degli autosnodati polacchi, ma nemmeno lo smentisce, e il presidente Daniele Trevenzoli è categorico rispetto alla sicurezza: «Tutti gli autobus circolanti sono sicuri» (per la replica completa si legga l’articolo a fianco). Più in generale, comprare autobus usati all’estero risponde a una strategia necessaria: l’acquisto del nuovo è vincolato ai finanziamenti della Regione, che coprono il 50% della spesa. D’accordo, ma è possibile che l’ultimo lotto polacco abbia un tasso di magagne più alto rispetto agli altri bus già acquistati all’estero? «A me non risulta che questi autosnodati abbiano problematiche particolari, prima di comprarli li abbiamo testati – assicura Trevenzoli – certo vanno adeguati alle nostre esigenze».

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Tanto basta a Uberti per manifestare comunque la propria preoccupazione per il futuro affidamento del servizio urbano ed extraurbano, per la prima volta annodati insieme: a bandire la gara sarà l’Agenzia di trasporto pubblico locale di Mantova e Cremona, alla quale spetterà anche la decisione eventuale di ritagliare due lotti distinti per ciascuna provincia. Vero, se ne parlerà tra quattro anni, ma non c’è troppo da cullarsi.

«Insieme agli altri sindacati siamo ancora in attesa di un impegno scritto di Comune e Provincia che blindi il bando di gara, agganciando alle garanzie occupazionali la salvaguardia contrattuale, per mantenere gli accordi in essere – insiste Uberti – È quindi a Comune e Provincia che ci appelliamo, perché insieme si possa difendere al meglio la prospettiva del lavoro. In tal senso è necessario anche uniformare le regole contrattuali di Mantova e Cremona, e occorre farlo adesso, subito, senza aspettare l’anno nuovo».

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