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Industria dei profughi. Olinda macina utili

La coop leader fattura 6,7 milioni e ha 150 addetti impiegati per i migranti. E ora cresce: comprate case, migranti nei campi e magazzino nell’ex disco

MANTOVA. Era una cooperativa come tante, impegnata in servizi educativi e, al massimo, a supporto degli immigrati con centri diurni per donne sole e con figli. Così nei primi anni dalla sua fondazione, avvenuta nel 1999. Ora la cooperativa Olinda, sede nello splendido settecentesco palazzo Grassi di Medole (la famiglia è la stessa di Golden Lady), è un gigante nel settore dell’accoglienza dei migranti: ne gestisce 615 tra Mantova (412), Brescia (128) e Verona (75), numeri che ne fanno un leader non solo a livello locale. Ad esempio in tutta la Lombardia non esiste una sola cooperativa con dimensioni simili. Con uno sviluppo della struttura organizzativa paragonabile a un’industria: Olinda lo è per numero di dipendenti (250 in tutto, 150 dei quali al lavoro solo sui migranti), fatturato (schizzato a 6,7 milioni nel 2016 dai 3,4 dell’anno precedente e dai 2 milioni del 2014), strutture gestite (una cinquantina), investimenti e formalizzazione di una centrale di acquisto utile ad abbattere i costi. In sostanza: se la gestione dei migranti può essere un affare economico, questo è un modello fatto e finito. E con pochi eguali.



IL PERCORSO. Quando nasce, nel 1999, Olinda si occupa di servizi educativi e sostegno psico-pedagogico per minori disabili o svantaggiati. Nel 2007, grazie a un bando di Fondazione Cariplo, il primo passo verso il mondo dell’immigrazione: la coop si impegna in progetti a favore di donne sole con figli, perlopiù straniere. Parallelamente inizia l’attività di sportello di segretariato sociale per l’immigrazione in vari Comuni: pratiche amministrative, supporto all’inserimento. I primi mediatori culturali e interpreti cominciano così a lavorare per Olinda. Nell’aprile 2014 la coop presieduta da Ughetta Gaiozzi inizia a partecipare alla gestione dei migranti in arrivo con la prima grande ondata: è la svolta. Una svolta che porterà l’azienda a quadruplicare il fatturato in un triennio e realizzare utili (che restano interamente nella cooperativa) per 620mila euro tra il 2015 e il 2016. È vero che il bilancio comprende anche le altre attività, ma alzi la mano chi conosce molti altri casi simili.

L’ATTIVITÀ. Oggi sono 250 i lavoratori di Olinda, 150 dei quali si dedicano full time alla gestione dei migranti. La presidente compresa. Ottanta si occupano di servizi educativi, venti di amministrazione, gli altri 150 di trasporti, controlli sanitari, mediazione linguistica e culturale, assistenza legale con un ufficio interno specializzato, problemi tecnici nei 50 alloggi, tra i quali il centro per minori di Poggio Rusco. Ai migranti viene garantito lo studio della lingua italiana: «Sono tutti iscritti al Cpia da ottobre a giugno - dice Gaiozzi - e frequentano per sei ore alla settimana, poi le altre quattro previste dalla convenzione le garantiamo noi con i nostri dipendenti, che in estate tengono tutte le dieci ore di lezione».



STRUTTURE E INVESTIMENTI. Come tutte le altre cooperative, Olinda prende in affitto gli alloggi. Ma la differenza con gli altri operatori sta nel fatto che oggi la coop medolese va sul mercato per comprare: appartamenti a Torriana e in città e una palazzina a Poggio Rusco. «Abbiamo investito 350mila euro» riferisce la Gaiozzi. Perché acquistare quando non si può avere la certezza che l’accoglienza dei migranti durerà nel lungo periodo? «Noi crediamo che l’esigenza di dare supporto esisterà anche se si fermeranno le ondate migratorie – risponde la presidente – i casi di fragilità sociale sono numerosi, penso ad esempio a donne sole con minori. Il nostro è un investimento ragionato». Un’industria che pianifica, non un’organizzazione che risponde a un’emergenza.

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PROVE DI (PARZIALE) AUTOSUFFICIENZA. Olinda poi ha deciso di compiere un altro passo: terreni presi in affitto per due ettari e mezzo tra Quistello, Nogara e Rivarolo e coltivati dagli stessi migranti oltre che da personale della coop. Duplice l’obiettivo: favorire l’integrazione tramite l’apprendimento di un lavoro e abbattere i costi della coop, che può utilizzare la produzione per coprire parte del fabbisogno di cibo dei suoi ospiti, spendendo naturalmente meno, anche perché i tirocini con cui vengono inseriti i migranti sono gratuiti. E guadagnandoci qualcosa, perché parte della produzione viene venduta all’esterno. Un modello che diventa molto distante da quello delle altre coop, che accompagnano i migranti al market per avviarli all’autonomia.

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Ma la filiera interna non si limita alla coltivazione: c’è anche la distribuzione. Le dimensioni sono tali da aver suggerito alla Olinda di prendere in affitto anche l’ex discoteca Furore di Rivarolo Mantovano e l’ex market Sidis di Ostiglia per farne due centri di stoccaggio di tutto quanto viene acquistato per i migranti (detersivi, prodotti per l’igiene personale). Da questi centri, due volte a settimana, partono i mezzi della Olinda che fanno il giro degli alloggi per rifornirli del cibo prodotto e di beni acquistati all’ingrosso. Per il cibo c’è un fornitore unico, Tondini di Cavriana, così da abbattere i costi. A Rivarolo, in particolare, dove migliaia di ragazzi hanno ballato per anni, ora vivono e lavorano 28 migranti.

A margine di tutto questo, è nato anche un laboratorio di sartoria che mette in vendita i lavori dei migranti in un negozio di abbigliamento e accessori aperto a Mazzano, nel Bresciano.

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