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In Italia record di morti per inquinamento 

Tra le ben note fonti di emissioni nocive spicca la combustione della legna e suoi derivati. I biocombustibili sono incentivati come fonti energetiche rinnovabili, ma occorre impiegare i nuovi impianti ad alta resa e con filtri per il particolato atmosferico per ridurre le emissioni anche in questo comparto. E poi siamo così sicuri che tagliare alberi per bruciarli sia sempre positivo per le politiche climatiche?

MANTOVA. Scaldarsi in inverno davanti a un camino o ad una tradizionale stufa a legna crea l’illusione di un caldo “buono” e “salutare”. Invece i fumi di combustione della legna (e suoi derivati) contengono le famigerate polveri sottili che inquinano le nostre città. E con 1500 decessi per milione di abitanti siamo primi in Europa per numero di decessi legati all’inquinamento atmosferico. Il dato è confermato per il secondo anno consecutivo dal nuovo rapporto dell'Agenzia europea per l'ambiente. Il numero di morti per inquinamento in Italia è superiore anche a quello che affligge l’intero continente americano, Stati Uniti compresi, secondo il recete studio a livello mondiale pubblicato sulla rivista medico scientifica The Lancet .

Le sostanze responsabili dell’inquinamento atmosferico sono associate all’aumento di malattie respiratorie, come bronchiti ed asma, fino a causare il tumore polmonare e la riduzione della speranza di vita. Secondo i dati del progetto VIIAS (Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute), ogni persona residente in Italia, a causa dell’esposizione agli inquinanti atmosferici, vede ridotta l’aspettativa di vita di 10 mesi (14 per chi vive al Nord), con un picco per i residenti nei centri urbani (1 anno e 5 mesi).

In Lombardia stufe tradizionali e caminetti a legna o pellet sono responsabili di più del 40% delle polveri sottili inquinanti secondo l’ARPA Lombardia . Contribuiscono più del diesel, della benzina e del gasolio alle emissione di PM10. Studi ENEA e del Ministero della Salute confermano gli effetti dannosi per ambiente e salute delle emissioni  dovute alla combustione delle biomasse legnose per riscaldamento. Fondamentale quindi usare impianti moderni ed efficienti, che abbattano le emissioni di PM10: gli strumenti di innovazione tecnologica in questo campo già esistono.

Le biomasse legnose sono considerate fonti rinnovabili, per questo il loro uso gode di incentivi fiscali. Di recente però, visti gli effetti sulla salute, sono stati innalzati i criteri di resa ed emissioni per gli impianti che possono godere di incentivi. Tagliare gli alberi per scaldarsi dovrebbe, in teoria, portare a parità il bilancio di anidride carbonica (CO2), il gas serra principale responsabile dell’alterazione del clima. Quanta CO2 l’albero ha assorbito crescendo, tanta ne viene emessa dalla combustione della sua legna.

Il bilancio di carbonio nella combustione di biomasse però non sempre pareggia. I ricercatori del “ Royal Institute International of Affairs ” del Regno Unito, hanno calcolato che, per necessità produttive, spesso gli alberi vengono tagliati in fasi giovanili, e non arrivano alla maturità opportuna per assorbire abbastanza CO2 da bilanciare le emissioni prodotte dalla combustione del legno nelle stufe e nei camini.

Da non trascurare anche un altro punto: da dove vengono legno e pellets? Il bilancio del carbonio funziona con determinate pratiche forestali controllate ed a “km zero”. Invece, il nostro paese ha il record mondiale di importazione di biomassa legnosa e spesso i biocombustibili provengono dal mercato illegale di Bosnia e Romania, alimentando quindi la deforestazione nei boschi del Nord Europa. Non solo, era stato già denunciato da Greenpeace l'arrivo nel mercato europeo di legname proveniente da tagli forestali senza alcuna regolamentazione da Amazzonia, Africa ed Asia.

Il bilancio di carbonio del pellet è gravato da altri fattori: dobbiamo includere le emissioni da processi energetici necessari per l’essiccamento della biomassa, per il trattamento meccanico e per il trasporto (i primi produttori sono gli Stati Uniti e i paesi dell’Est Europa, in crescita il mercato Cinese). In una prospettiva di intero ciclo di produzione e trasporto, le emissioni di CO2 derivanti dall’uso energetico di biomasse, specialmente il pellet, possono rivelarsi ben più alte di quanto sperato!

 

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