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No all’unanimità a Biopig. Il consiglio ferma l’azienda

Schivenoglia. A sorpresa la maggioranza porta al voto l’esito del referendum. Applausi in aula, l’opposizione loda il sindaco. Il comitato: «È una liberazione»  

SCHIVENOGLIA. Questo allevamento non s’ ha da fare. Il consiglio comunale di Schivenoglia ha scritto la parola fine alla vicenda di Biopig, con un voto all’unanimità. Con una mossa a sorpresa la maggioranza ha deciso di portare in consiglio una delibera che blocca il progetto del nuovo allevamento di suini, cogliendo l’occasione della necessità di recepire formalmente il risultato del referendum dello scorso settembre.

«Avevamo sempre detto che avremmo aspettato l’esito della Via - ha esordito in assemblea il sindaco Katia Stolfinati - ma questa decisione che doveva arrivare il 6 novembre è stata rimandata al 13 dicembre. Non si può più aspettare e l’amministrazione ha deciso di accogliere la volontà popolare e di non concedere la deroga al piano regolatore, formalizzando il risultato del voto».

A quel punto è scattato l’applauso del nutrito pubblico e dei membri dell’opposizione. Il capogruppo della minoranza Marco Bruschi ha ringraziato il sindaco e si è congratulato per la decisione presa. Dopo una breve sospensione, necessaria a redigere il documento, il consiglio ha votato all’umanità. La soddisfazione del Comitato Gaeta era palpabile. «È una liberazione» ha dichiarato il presidente Maura Cappi.

Adesso si spera che questo provvedimento possa portare una pacificazione a Schivenoglia: negli ultimi mesi la tensione era salita, c’erano stati scambi verbali accesi e i rapporti personali si erano incrinati, in un paese di poco più di mille anime che si era spaccato su questa vicenda.

Tutto era iniziato in tarda primavera, quando l’azienda Biopig aveva presentato la proposta di un nuovo insediamento intensivo da oltre 10mila maiali sul territorio di Schivenoglia. L’amministrazione aveva deciso di esplorare la possibilità, nonostante nel piano regolatore del Comune ci fosse una norma che vietava questo tipo di allevamento. Sarebbe stata necessaria una deroga.

Quando la notizia è stata divulgata alcuni cittadini hanno costituito un comitato, il comitato Gaeta, per contrastare la realizzazione dell’impianto. La tensione era cresciuta e l’amministrazione ha deciso di indire un referendum, chiedendo ai cittadini se volevano o meno concedere la deroga che avrebbe aperto le porte alla Biopig. La campagna elettorale, durata un paio di mesi, è stata a tratti aspra, con l’opposizione che si è schierata al fianco del comitato.

Poi il 24 settembre è arrivato il verdetto popolare: a maggioranza i cittadini hanno deciso per il no alla deroga. Di fatto per il no all’allevamento. L’amministrazione che si era impegnata a rispettare il referendum consultivo avrebbe voluto aspettare anche l’esito della Via, ma visto il rinvio ha deciso di chiudere la vicenda.

Infatti il voto di ieri potrebbe non essere proprio la fine di questa tormentata faccenda. Resta soprattutto da vedere quali azioni potrebbe ora intraprendere la Biopig, l’azienda che fa capo a Luigi Cascone. Azienda che di fatto vedrà ora sfumare un progetto su cui aveva già iniziato ad investire e non è escluso che Cascone possa intraprendere qualche azione legale, come una richiesta di danni. Nel frattempo la decisione di ieri potrebbe anche chiudere le procedure della Via.

Giorgio Pinotti
 

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