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bufera in comune

Il vicesindaco Buvoli: aspettiamo l’esito con fiducia

In giunta prevale la linea innocentista. L’opposizione: «Ma il quadro giudiziario è preoccupante»

MANTOVA. Il sindaco Mattia Palazzi è rientrato domenica in città, ma non ha ancora ripreso il suo posto in via Roma. «Come da statuto - dice il vicesindaco Giovanni Buvoli - tocca ancora a me portare avanti l’attività amministrativa. Che prosegue normalmente». La sessione di bilancio in corso non subirà, dunque, interruzioni di sorta per rispettare l’obiettivo di approvare il previsionale 2018 nelle due sedute consiliari del 20 e del 21 dicembre. Come è ovvio, la voglia di parlare della vicenda giudiziaria che ha coinvolto il sindaco è poca. «In questi giorni - rivela Buvoli - ho sentito Palazzi per confortarlo senza mai toccare l’argomento amministrazione. Del resto, lui sa che si va avanti».

Sul quadro indiziario che si sarebbe aggravato glissa: «Aspetto domani (il 28 novembre, ndr) l’interrogatorio. Attendo gli sviluppi e sono fiducioso». In via Roma è come se in questi giorni si vivesse sospesi a mezz’aria. Tutti con l’orecchio teso in direzione via Poma. L’imbarazzo al piano nobile, dove ci sono l’ufficio del sindaco e le sale di giunta e consiliare, sia tra gli amministratori che tra i dipendenti si tocca con mano e, meno si parla della vicenda, meglio è. Comunque, la linea innocentista in questo momento a palazzo prevale su quella colpevolista.

Si scendono i pochi gradini e all’ammezzato, dove si trova la sala dei gruppi consiliari, l’atmosfera cambia. Ieri mattina a consultare delibere e a preparare le richieste di accesso atti c’erano alcuni esponenti dell’opposizione. La loro solidarietà umana verso una persona in evidente difficoltà non manca, ma dal punto di vista politico-giudiziario già si guarda oltre. Dice Giuliano Longfils di Forza Italia: «Il quadro giudiziario è abbastanza preoccupante per il sindaco. Ancora non si sa se i riferimenti della procura siano solo le due signore dell’associazione culturale, presidente e vice, o se ve ne siano altri». Si spiega meglio: «Non sappiamo se è solo un sex gate in Comune oppure se c’è qualcos’altro che travalica l’indagine specifica».

E il capogruppo dei Cinque Stelle, Michele Annaloro: «Non vogliamo approfittare delle questioni giudiziarie, Palazzi vogliamo batterlo politicamente. Venga domani in aula e riferisca che cosa ha intenzione di fare». Accanto c’è Tommaso Tonelli, il collega M5S vice presidente del consiglio che se la prende con il Pd: «Si sta rivelando solo adesso garantista; all’allora sindaco Sodano, indagato dalla procura di Brescia, furono i primi a chiedere le dimissioni. Ora hanno un atteggiamento diverso, e mi fa piacere. Ma non sono coerenti».

«Ricordano male» replica Buvoli contestando la ricostruzione della bufera che coinvolse Sodano. «Chiedemmo le dimissioni del sindaco con una raccolta di firme quando non aveva più la maggioranza in consiglio per l’uscita dei benediniani. Da indagato non chiedemmo che se ne andasse, con questo rispettando sia l’uomo che il lavoro della magistratura».

Lo snodo di tutto è il 28 novembre, quando Palazzi sarà interrogato dai magistrati. Dall’esito del confronto tra accusa e difesa dipenderà anche lo svolgimento del consiglio comunale del giorno dopo. «Se Palazzi sarà in aula? Non lo so» dice Buvoli. Difficile, però, che si parli del caso. Dice, infatti, il presidente del consiglio Massimo Allegretti: «L’ordine del giorno è fatto e non si può cambiare. Finora nel mio ufficio non è stata depositata alcuna mozione d’ordine (ne aveva preannunciata una De Marchi, ndr). I consiglieri possono fare comunicazioni su cui, però, non c’è dibattito». 

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