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E ora Palazzi deve scegliere: primo test nel pomeriggio

Alle 17 il consiglio comunale: l’opposizione vuole chiarimenti, presenza incerta. Problema di opportunità e peso emotivo: sulle dimissioni si temporeggia

MANTOVA. E oggi? Oggi, 29 novembre, per Mattia Palazzi dovrebbe essere il primo giorno dopo. Dopo lo tsunami e dopo l’interrogatorio. La partita sul fronte giudiziario sarà lunga ed è destinata a tenere sulle spine il sindaco per parecchio tempo, a meno di sviluppi al momento inattesi. Ecco allora che per Palazzi è il momento della scelta politica: rimanere al suo posto? Autosospendersi, come potrebbe chiedergli il Pd? Tirare dritto, nonostante i problemi di credibilità, nonostante abbia messo se stesso e dunque l’istituzione a rischio ricatto? Come conciliare, eventualmente, il peso di un procedimento giudiziario e l’esposizione mediatica con l’attività amministrativa?

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Lasciato alle spalle il primo interrogatorio, ora è il tempo delle scelte politiche. Il primo passaggio, di corto respiro e di certo non decisivo, è il consiglio comunale convocato per le 17 di oggi. All’ordine del giorno ci sono altri e ben più leggeri argomenti, ma le opposizioni gli hanno chiesto di presentarsi, chiarire la sua posizione e accettare un dibattito.Nella tarda serata di ieri, 28 novembre, una decisione non era ancora stata presa. L’orientamento pareva quello di prendere ancora tempo: troppo ravvicinato l’impegno di ieri per avere già la idee chiare. Una presenza in aula esporrebbe Palazzi al fuoco di fila delle minoranze; d’altra parte il periodo di congelamento del sindaco con testimone passato al vice Buvoli non può durare troppo a lungo. Tanto più ora che non ci sono più scadenze sul fronte giudiziario e difficilmente ce ne saranno per qualche tempo: le bocce sono ferme.

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E l’ipotesi dimissioni? In altri Paesi, pur molto più permeati da una cultura garantista, sarebbero scattate da giorni. Qui l’aria che tira è opposta. Gli ostacoli alla permanenza su cui Palazzi rifletterà da oggi sono fuori dai confini del codice penale e stanno in questioni di opportunità, nella colpa di aver esposto se stesso e dunque il Comune al rischio di essere ricattato, nelle bugie dette dal sindaco quando dichiarò di avere una conoscenza limitata della donna cui invece ha indirizzato pesantissime avance, foto nudo e decine di messaggi. C’è poi da considerare la difficoltà di reggere emotivamente l’impegno di difendersi e quello di amministratore.

La maggioranza è compatta: «Stiamo uniti nel momento difficile» diceva ieri sera l’assessore Murari aggiungendo però di non essere a conoscenza del merito delle accuse e dell’esito dell’interrogatorio. Un atto di piena fiducia contro i dubbi e la prudenza: è questo ciò che Palazzi potrebbe chiedere ai suoi, tra un’occhiata e l’altra a Facebook per capire l’umore del popolo dei social. Con un’incognita: può il Pd di Renzi e Gori decidere di correre il rischio - vicino a una certezza - di mesi di esposizione mediatica in piena campagna elettorale? Anche ieri il caso Palazzi ha attirato i principali media nazionali in città. Né questa circostanza né le questioni di opportunità istituzionale si misurano su Facebook, ma nemmeno saranno considerabili un dettaglio.

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