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Mattia Palazzi e l'indagine (archiviata) per tentata concussione continuata, cosa è successo

Il sindaco è stato al centro delle indagini per un lungo scambio di messaggi e fotografie con la vicepresidente dell'associazione culturale Mantua me genuit. Si è scoperto però che quelli incriminati sono stato manomessi e l'inchiesta è stata archiviata. Ecco cosa è successo, quali sono state le reazioni delle persone coinvolte, quali quelle della politica e cosa ha rischiato il primo cittadino. Resta aperta invece l'indagine per l'abuso d'ufficio.
di Alessandro Taraschi


Ecco l'indagine che ha sconvolto Mantova, travolgendo il sindaco Mattia Palazzi, giovane e sulla cresta dell'onda, ritrovatosi d'un tratto in un intricato caso giudiziario che ha frullato insieme un’ipotesi di reato, l'opportunità politica dei comportamenti e le pulsioni umane. Caso chiuso il 9 gennaio con l'archiviazione della tentata concussione continuata ma che resta aperto per quanto riguarda l'abuso d'ufficio, filone d’inchiesta emerso durante i controlli dei numerosi documenti sequestrati.

 

Le tappe della vicenda

Mercoledì 22 novembre alle 8 del mattino i carabinieri si presentano a casa del sindaco Mattia Palazzi con un mandato di perquisizione e sequestrano telefonino, tablet e un vecchio computer. Nelle stesse ore gli uomini dell'Arma si presentano anche alle abitazioni della presidente e della vicepresidente dell’associazione Mantua me genuit.
 

Il sindaco il giorno dopo, nel corso di un'intervista, si dichiara innocente e assicura di conoscere solo superficialmente la presunta vittima, che dal canto suo giura di non aver presentato l'esposto e di essere pronta a difendere il sindaco. Venerdì 24 novembre però emergono sms sconvenienti e foto intime che il primo cittadino ha inviato alla vicepresidente dell'associazione.
 

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Sabato 25 novembre la procura rende noto il capo d'imputazione con un comunicato: tentata concussione continuata. Il periodo al centro dell'attenzione va dal novembre 2016 al novembre 2017. La conoscenza tra il sindaco e la vicepresidente non è dunque superficiale, ma prolungata e con scambi di moltissimi messaggi e fotografie. La procura fissa l'interrogatorio del sindaco per martedì 28 novembre. La presidente dell'associazione esce allo scoperto: "Ero a conoscenza della situazione, avrei dovuto fare denuncia".
 

Mantova, il sindaco dopo l'interrogatorio in tribunale Il sindaco di Mantova Mattia Palazzi dopo il faccia a faccia con la Procura che lo accusa di tentata concussione continuata

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Martedì 28 novembre il sindaco Palazzi alle 14.30 si presenta in tribunale per rispondere alle domande del procuratore capo Manuela Fasolato e del sostituto Donatella Pianezzi. L'interrogatorio dura tre ore. Il sindaco dichiara di essere stato onesto e trasparente. Ma ci sono vuoti di memoria nella sua deposizione, soprattutto sulla foto senza veli. L'avvocato parla di "parziale precisione".

 

Caso Palazzi, il sindaco in consiglio: "Non mi dimetto, sono innocente" "Non mi dimetto, sono innocente". Ecco le parole del sindaco Mattia Palazzi in consiglio comunale sul caso che lo riguarda. Il discorso integrale. (Video Mirko Di Gangi)

Mercoledì 29 novembre il sindaco Palazzi si presenta in aula per un discorso pubblico prima del consiglio comunale. Nove minuti in cui ribadisce di essere "innocente e onesto" e mette in chiaro di non volersi dimettere perché "non ho mai fatto i miei interessi ostacolando o favorendo qualcuno".

 

Nei giorni tra lunedì 20 e mercoledì 22 novembre i carabinieri hanno acquisito in Comune la documentazione relativa ai contributi elargiti da tutti i settori: cultura, sport, servizi sociali, sportello unico. L'indagine dunque prosegue seguendo due canali: il reato di tentata concussione continuata nei confronti della vicepresidente dell'associazione culturale e i finanziamenti alle associazioni. Su questo fronte ci saranno sviluppi che porteranno a un’inchiesta per abuso d’ufficio.

 

Mercoledì 6 dicembre è svelato il mistero dell'esposto: a presentarlo è stato il consigliere comunale di Forza Italia Giuliano Longfils.

 

Il 13 dicembre, mercoledì, un altro avviso di garanzia viene recapitato a Palazzi. Questa volta il reato contestato è l'abuso d'ufficio di cui il sindaco si sarebbe reso colpevole nella gestione dei contributi alle associazioni. Filone che si è aperto con il controllo di tutti i documenti sui contributi elargiti.

 

Una svolta sostanziale nell'inchiesta arriva però giovedì 21 dicembre, quando il procuratore capo Manuela Fasolato chiede l'archiviazione per l'ipotesi di tentata concussione continuata. I periti hanno verificato che i tre messaggi compromettenti sono stati manomessi proprio da Elisa Nizzoli, la vicepresidente dell'associazione Mantua me genuit che da presunta vittima diventa indagata.

 

Il 9 gennaio del 2018 l'inchiesta viene ufficialmente archiviata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Mantova Gilberto Casari. Lo stesso giorno viene iscritta nel registro degli indagati Francesca Andreatta, consigliere comunale del Pd e presidente della commissione bilancio ed attività produttive, nell'ambito dell'inchiesta sull'abuso d'ufficio scattata con il controllo dei documenti relativi ai contributi elargiti alle associazioni. Il procuratore Fasolato e il sostituto Pianezzi nella motivazione scrivono: "Per le vicende riguardanti l’erogazione e gestione di contributi da parte del Comune di Mantova ad alcune associazioni del territorio con modalità in ipotesi illegittime e poco trasparenti".

 

Le persone coinvolte
 

Il sindaco Mattia Palazzi è stato eletto nell'aprile del 2015, in passato è stato assessore per la giunta del sindaco Fiorenza Brioni e presidente dell'Arci. Ad essere coinvolta nell'inchiesta, inizialmente come presunta vittima della tentata concussione, è Elisa Nizzoli, la vicepresidente di un'associazione culturale cittadina Mantua me genuit, che per un anno ha ricevuto i messaggi con pesanti avance e le foto hard del sindaco da parte dello stesso Palazzi. Lei stessa però ha modificato i tre messaggi compromettenti, in cui emergevano pressioni del sindaco per avere favori sessuali in cambio di agevolazioni per la sua associazione, prima di inviarli alla presidente dell'associazione Cinzia Goldoni. I due, Palazzi e Nizzoli, si sono conosciuti durante una campagna elettorale di un comune della provincia.

 

L'accusa è rappresentata dal procuratore capo Manuela Fasolato e dalla sua sostituto Donatella Pianezzi. La procura, una volta stabilito grazie ai periti, la società bresciana 4EN6LAB, che i messaggi erano stati taroccati, ha chiesto l'archiviazione dell'ipotesi di tentata concussione continuata.

 

C'è poi la minoranza. L'esposto in Procura che ha fatto scattare l'indagine è stato presentato dal consigliere comunale di Forza Italia Giuliano Longfils. Nell'ambito dell'inchiesta sono state ascoltate anche altre persone tra cui Lorena Buzzago, responsabile dell'associazione Arte e Ingegno, convocata prima dai carabinieri e poi in procura, per i dubbi che aveva posto sulle iniziative messe in atto dall'amministrazione; l'assessore all'Istruzione Marianna Pavesi come persona informata sui fatti; la dirigente del settore istruzione Irma Pagliari, ascoltata prima del sindaco. Palazzi è stato difeso dagli avvocati Giacomo Lunghini, che ha sostituito Paolo Gianolio, e Silvia Salvato. A chiudere il capitolo della tentata concussione continuata è il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Mantova Gilberto Casari. L’altro capitolo, quello dell’abuso d’ufficio vede coinvolta anche la presidente della commissione Bilancio e attività produttive del Comune, il consigliere di maggioranza del Pd Francesca Andreatta, contemporaneamente titolare della società A.Tema, che organizza eventi. È indagata per concorso in abuso d’ufficio.

 

Cosa dice la legge
 

Il caso Palazzi: cosa dice la legge Ecco quali sono i paletti legali entro cui ci si muove. (Editing Alessandro Taraschi)

 

Il reato di concussione, come recita l'articolo 317 del codice penale è quello che commette "il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità". Nel caso di Palazzi però si fa riferimento attualmente a un delitto tentato (articolo 56 del codice penale) che non si sarebbe dunque perpetrato, questo comporterebbe nel caso fosse accertato la possibilità di ridurre la pena da uno a due terzi. Ma, sempre in questo caso, si indaga sino ad ora su un reato continuato visto che si sarebbe protratto dal novembre 2016 al novembre 2017. E questa è un'aggravante. Il reato di concussione può essere commesso solo da pubblici ufficiali e incaricati del servizio pubblico.

 

È importante sapere che per accertare il reato di concussione non è necessaria una querela. Si può al contrario procedere d'ufficio. Per questo non ha importanza come siano arrivati alla procura i messaggi incriminati, se con un esposto, direttamente sui telefoni degli inquirenti o in altro modo. Perché ci sia reato non è necessario che siano concessi o meno benefici, può manifestarsi anche ponendo ostacoli o facendo ostruzionismo. Deve esserci invece sia una chiara qualifica del pubblico ufficiale nei confronti della vittima e una sua posizione di soggezione nei confronti del pubblico ufficiale, in questo caso del sindaco.

 

 

Gli sms al centro dell'indagine

I messaggi che Palazzi ha inviato alla vicepresidente dell'associazione sono moltissimi. Quelli esaminati vanno dal novembre 2016 al novembre 2017. I messaggi e le fotografie che Palazzi e la vicepresidente si sono scambiati via WhatsApp e Facebook vanno al di là delle comunicazioni istituzionali. Se la circostanza di per sé rientra nella sfera privata della vita di Palazzi, i contorni dell’interesse pubblico si delineavano sotto diversi profili. In primis perché l’ipotesi dell’accusa era che quei messaggi contenessero indebite pressioni: ad esempio in uno, che compariva nel mandato che i carabinieri hanno consegnato alle parti dopo i sequestri, si leggeva un riferimento esplicito del sindaco al supporto che lui può dare alle associazioni e si chiudeva con un generico “Cerca di attenerti alle regole!” E proprio i tre messaggi di questo tenore si sono rivelati falsi, portando all'archiviazione del caso. E' stata la stessa Nizzoli a manometterli, come ammesso da lei stessa durante un interrogatorio.

 

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Le reazioni della politica

L'ombra del complotto politico è andata via via scemando, ma è chiaro che il polverone abbia avuto dei risvolti. Inizialmente lo stesso avvocato di Palazzi aveva avanzato il sospetto di un gioco di potere: "Possibile che vogliano incastrarlo".

 

Mantova, l'avvocato del sindaco: "Possibile che vogliano incastrarlo" "Mattia Palazzi è estraneo ai fatti - dice il legale, Paolo Gianolio -, non ci spieghiamo come sia possibile che lui venga accusato ma la presunta vittima neghi ogni accusa". (intervista di Antonio Iovane - Radio Capital)

Successivamente però, con l'emergere dei dettagli sui messaggi, non è più tornato sull'argomento. Subito dopo l'esplosione dello scandalo il sindaco aveva paventato l'ipotesi dimissioni, rapidamente evaporata. Un periodo di vacanza lontano dalla città ha schiarito le idee del primo cittadino, che il giorno seguente all'interrogatorio in una seduta del consiglio comunale ha dichiarato la sua intenzione di non dimettersi e proseguire il suo lavoro non parlando più della vicenda giudiziaria. Il sindaco ha sempre proclamato la sua innocenza.

 

Caso Palazzi, Longfils: "Non può essere un sindaco a metà" Il consigliere Giuliano Longfils commenta così il caso Palazzi e le parole del sindaco in consiglio comunale: "Non può essere un sindaco a metà, se il percorso della giustizia dura fino al 2020 cosa facciamo?" (Video Mirko Di Gangi) 


Se dal punto di vista del consenso la vicenda non sembra aver scalfito la posizione di Palazzi agli occhi dei cittadini, almeno per quanto riguarda chi ha voglia di esporsi e chi commenta sui social network, la sua carriera politica ha subito un duro colpo, anche solo per la sconvenienza di quanto accaduto. Va ricordato che Palazzi era uno dei sindaci di primo piano per il Pd e che il suo nome era circolato insistentemente per la segreteria del partito, anche per il suo ottimo rapporto e la sua vicinanza a Matteo Renzi. L’archiviazione del caso dovrebbe rimetterlo in sesto, in attesa che venga chiarito anche il risvolto legato all’abuso d’ufficio. Ma il danno d’immagine subito rimane.

 

 

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