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Scrittore a 17 anni. Il libro di Nadir coglie nel segno 

Il giovane marocchino emoziona e stupisce. L’invito ai compagni: «Mettetevi in gioco»

MANTOVA. «Mettetevi in gioco, non abbiate paura di farlo, assecondate le vostre passioni». L’invito che parte da Taji Nadir, 17 anni, studente dell’Istituto Mantegna, è rivolto ai compagni di scuola e va a concludere una mattinata speciale, nel bel salone della scuola di via Guerrieri Gonzaga. Nadir non ha avuto paura di mettersi in gioco, e ha centrato l’obiettivo: ieri mattina ha presentato il suo primo libro, Torna a me. Emozioni di un giovane uomo, dato alle stampe da Franco Angeli nella collana “Laboratorio sociologico”. Il titolo già dice molto di un contenuto che riflette un animo sensibile, che non teme di fare trasparire le proprie emozioni. Ma il fatto stupefacente, e che ha portato gli scritti di Nadir ad essere pubblicati da un editore a livello nazionale, sta anche nella storia stessa di questo scrittore in erba.

Nadir nasce a Casalmaggiore nel 2000 da una famiglia arrivata in Italia dal Marocco. Nel 2003, il trasferimento a Levata, dove frequenta le scuole materna e primaria, per poi passare alle medie di Buscoldo, quindi all’Istituto Mantegna, indirizzo amministrazione, finanza e marketing. Come scatta la scintilla che, all’età di soli 15 anni, lo porta a scrivere un libro, per di più nella sua lingua d’adozione? «È stata la monotonia asfissiante della vita quotidiana - spiega lo stesso Nadir -. Volevo staccarmi dalla ripetitività, quella che, a parte il sabato, quando magari ti diverti, ti porta a fare le stesse cose ogni giorno. E, siccome sono molto egocentrico, volevo fare qualcosa che mi facesse ricordare. Sì, voglio essere ricordato».

Comincia così a nascere Torna a me, con ispirazioni che spesso nascono all’interno della famiglia. A partire da Amin, il fratello maggiore, costretto in carrozzina: «A te, oltre a un grazie, dedico anche la vita» scrive Nadir nei ringraziamenti finali, dove un ruolo chiave ha anche la mamma. E al padre fa riferimento un capitolo, Lettera al Cancro, in cui la malattia che ha colpito il genitore, che ora si sta ristabilendo, viene personalizzata. «Litigavamo spesso - racconta Nadir - ma la malattia è stata risolutiva: mi ha fatto capire che certe cose non contano più di tanto ed ora vedo tutto in modo diverso. È facile essere uniti nel bene, me se si riesce a essere uniti nel male, è qualcosa che ti lega per sempre».

Nadir ha continuato ad affidare alla carta le proprie riflessioni, facendole leggere a un’amica, che l’ha incoraggiato. Poi, la svolta. La mamma conosce Lisetta, moglie dell’avvocato Villini, che mette in contatto la famiglia con Costantino Cipolla, guidizzolese, ordinario di Sociologia alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna, che dirige la collana che ha poi pubblicato il libro. Non senza una preventiva valutazione: «Mi chiedevo come gli scritti di un giovane di cultura araba potesse entrare in una collana simile - ha piegato ieri Cipolla -. Ma ho reso lo scritto anonimo e l’ho girato a due colleghi. Hanno letto e hanno dato parere positivo. Così mi sono convinto per la pubblicazione. E spero che ora il libro esca dal circuito mantovano, Nadir lo merita».

Di certo, per il ragazzo - che continua a scrivere e forse proverà con un giallo - si aprono le porte del Festivaletteratura: Paolo Polettini, del comitato organizzatore del Festival e responsabile del progetto europeo ReadOn lo inserirà, infatti, tra i giovani autori che parteciperanno a questa speciale sezione.

Il dibattito ieri al Mantegna è stato animato soprattutto da studenti e docenti. Molto all’insegna di una sana multiculturalità, visto che sono stati tre compagni di provenienze diverse, Alessandro Bonizzi (Italia), Luz Marina Eliana Latorre (Colombia) e Botaina Habbi (Marocco) a commentare Torna a me, sottolineandone alcuni passaggi e ponendo quesiti allo stesso Nadir. Così come sono intervenuti la rappresentante del dirigente scolastico, Pierangela Orlandelli, la docente Cinzia Silocchi e Giorgio Parise, che di Nadir è professore di italiano. E che, ricorda, al suo primo tema aveva assegnato un “5”. Ma i capitoli di Torna a me non sono certo dei temi, sono fatti di riflessioni, che l’autore propone al lettore, invitandolo a una rielaborazione personale. «Mi hanno ispirato molto la nostalgia e il rimpianto, non certo la felicità» sottolinea Nadir. Ma nel testo c’è un invito ad amare il mondo non per quello che è, ma per come potrebbe essere. E lo stesso invito a mettersi in gioco è un segnale di ottimismo, come quello conclusivo del professor Cipolla: «È come la pioggia quando precede l’arcobaleno».
 

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