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Condannato per lo sfregio alla ragazza

Due anni al giovane che colpì al viso la 18enne: «Ho perso la testa perché volevo che diventasse la mia fidanzata»

OSTIGLIA. Ha confessato: «Sì, sono stato io a sfregiarla. Ho perso la testa perché non voleva diventare la mia fidanzata». Con questa ammissione Chafiq Hessade, il 23enne che nel maggio di quest’anno ha ferito al volto una ragazza davanti al Greggiati di Ostiglia, ha pensato che potesse passare la sua richiesta di patteggiare una pena di otto mesi. Ma così non è stato. Il pubblico ministero Giulio Tamburini non solo si è opposto all’istanza ma ha chiesto una condanna a due anni di reclusione, senza la sospensione della pena. Richiesta pienamente accolta dal giudice per l’udienza preliminare Matteo Grimaldi. Il giovane che era ai domiciliari a San Benedetto continua ad esserlo.

Sempre nel corso dell’udienza di ieri mattina, ha ammesso che per sfregiare la ragazza ha usato un coltello e non una chiave, come aveva dichiarato in un primo momento.

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Il giovane si era costituito ai carabinieri, dopo otto ore di latitanza. Disoccupato, vive con la famiglia a San Benedetto Po. Ed è stato proprio con i genitori che si era presentato davanti alla caserma di Ostiglia.

La ragazza, di 18 anni, era stata dimessa con cinquanta giorni di prognosi dopo le cure prestate al pronto soccorso di Pieve di Coriano. I medici le avevano praticato al volto la cosiddetta sutura estetica per limitare al massimo il gravissimo danno estetico provocato dal fendente.

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Era stata lei stessa a raccontare, con grande coraggio, l’aggressione: «Non è mai stato un mio ex – aveva detto – . L’ho conosciuto a un matrimonio a Isola della Scala. Una conoscenza molto superficiale, ma in lui è scattato qualcosa di folle. Ha cominciato a chiedermi l’amicizia su Facebook con insistenza maniacale. E io l’ho sempre rifiutata. Anzi, a un certo punto l’ho anche bloccato. Ma lui non si è dato per vinto e ha cominciato a rubare le mie fotografie dai social per spedirle ai suoi amici dicendo che ero una poco di buono. È arrivato anche a proporsi con dei profili falsi, commettendo però l’errore di mantenere il suo cognome. Poi è riuscito, non so come, ad avere il numero del mio cellulare e ha cominciato a tempestarmi di telefonate e messaggi. Quel pomeriggio stavo uscendo dal Greggiati dopo la lezione di ballo. Lui è sceso dall’auto, si è avvicinato a me dicendomi: non rispondi alle mie telefonate e non vuoi sposarmi. Poi nella sua mano è spuntato un coltello con il quale mi ha colpito, ferendomi dalla tempia alla guancia sinistra».
 

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