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Inchiesta Palazzi, Grandi durissimo: «Show indegno in aula»

Il consigliere di minoranza e gli applausi: «La maggioranza venera Palazzi, pensano che abbia doti da messia»

MANTOVA. Una maggioranza compatta? No, un monolite che arriva a venerare Palazzi come «una figura salvifica e taumaturgica» con «doti messianiche». Ad Alberto Grandi di Comunità e Territori è andato di traverso il consiglio comunale nel quale i suoi colleghi di maggioranza si sono alzati in piedi ad applaudire il sindaco, prima che fosse negato un dibattito sulla vicenda giudiziaria.

«La standing ovation per un sindaco indagato – attacca Grandi – è uno spettacolo che pensavo di poter vedere solo in consigli comunali di qualche sperduto paesino dell’entroterra siciliano, non certo a Mantova e non certo da parte di una sedicente maggioranza di centro-sinistra. Dico “sedicente” perché mi sembra chiaro che questa maggioranza non sia né di destra né di sinistra, è semplicemente palazziana. Ci sono una giunta e una maggioranza consigliare che riconoscono al sindaco doti messianiche e che, evidentemente, non credono di poter esistere senza la figura salvifica e taumaturgica del capo. Non posso che prenderne atto: ora questi consiglieri e questi assessori hanno legato il proprio destino a Palazzi. Quando uscirà di scena lui, usciranno di scena anche tutti loro. Poco male, non ne sentiremo la mancanza, come del resto adesso non ne sentiamo la presenza».

L’affondo, durissimo, prosegue: «Con l’indegna coreografia di martedì, Palazzi ha trasformato il consiglio comunale, che non è un’aula sorda e grigia, in un bivacco per i suoi manipoli. E per dire cosa? “Ho la coscienza a posto” e “ho fiducia nella magistratura”. Poteva aggiungere “di mamme ce n’è una sola” e “non ci sono più le mezze stagioni” e così completava l’album delle frasi fatte. E di fronte a un discorso così vuoto e inutile - prosegue Grandi – il consiglio, che rappresenta i cittadini, non ha il diritto di parlare? Se voglio sentire uno che mi dice la sua verità, vado in chiesa. Il consiglio è il luogo del confronto e della dialettica. Nessuno ha obbligato il sindaco a venire a parlare, ma se lo fa deve anche essere disposto ad ascoltare. Altrimenti è l’ennesima dimostrazione di scarso rispetto per le istituzioni. Ne prendo atto con rammarico. Infine, ricordo a tutti coloro che si sono alzati ad applaudire il teatrale ingresso in aula del sindaco e a tutti coloro che sui social network invocano il sacrosanto diritto alla privacy, l’articolo 54 Costituzione: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”».


 

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