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Tartufo raro e caro. Un’annata magra a causa della siccità

Quest’anno raccolta in calo anche dell’80%. Prezzi fino a 6mila euro al chilo. Molti ristoratori rinunciano

MANTOVA. Prevedevano gli esperti che sarebbe stata una delle peggiori stagioni degli ultimi anni a causa della siccità estiva e dell’insolito caldo di ottobre. E così è stato: il tartufo bianco quest’anno scarseggia e quello mantovano non fa eccezione. Poco: si parla di un calo del 70-80% rispetto all’anno scorso lungo la sponda destra del Po tra Felonica e Quistello. Carissimo: il prezzo varia a seconda della pezzatura ma ha raggiunto anche i 6.000 euro al chilo. Ma comunque decisamente buono: «Ce n’è meno, ma la qualità è eccelsa - precisa Tiziano Casari, titolare dell’azienda di Borgofranco “Tartufi dal Borgo” - Come tutti i prodotti della terra quando c’è siccità la qualità migliora...pensi al vino».

Il tartufo bianco mantovano inizia a spuntare a giugno e se ne trova fino a febbraio ma il calendario per la raccolta viene fissato dalla Regione e per il 2017-2018 è iniziata il 15 giugno e si chiuderà il 15 gennaio «anche se il momento clou è sempre attorno alla festività dei Morti» spiega Gianni Golfrè Andreasi, presidente dell’associazione “Trifulin Mantuan” che gestisce, su decreto della Regione, le tartufaie del Consorzio di Bonifica lungo gli argini tra Sermide e Quistello. I 70 soci che si autotassano per tenere pulite le aree conoscono più di altri gli andamenti stagionali di questo prelibato fungo ipogeo: «Gli ultimi due anni sono stati bruschi ma questo è più avaro - aggiunge il presidente - E’ un’annata magra a causa del caldo e della carenza di piogge. Gli argini erano una crosta secca, insomma non cresceva nulla. Ma la qualità comunque è massima».

I “cavatori”, si sa, non dicono mai quanto ne trovano, impossibile sapere quindi le esatte quantità, ma l’oscillazione dei prezzi è un buon termometro per misurare anche la raccolta: a fissarli sono soprattutto la Borsa d’Alba e quella di Acqualagna che forniscono una rilevazione dei prezzi al dettaglio medi nella pezzatura più comune di circa 20 grammi. Quella di Alba l’8 ottobre lo dava a 450 euro all’etto, tra il 13 e il 20 ottobre è salito a 550 euro e tra il 21 ottobre e il 3 novembre è schizzato a 600 euro, mentre lo scorso anno la stagione era partita con un prezzo medio di 250 euro per raggiungere la punta massima di 450. La pezzatura è comunque determinante per il prezzo e i due valori sono direttamente proporzionali: insomma più grande è il tartufo, più il prezzo all’etto è alto.

«E’ la legge del mercato: quando cala la quantità il prezzo aumenta. La causa è solo il clima, il caldo non permette la micorizzazione che avviene tra luglio e agosto e se manca umidità, il tartufo non può crescere»: spiega ancora Tiziano Casari. La qualità, invece, non influisce sulla cifra in cartellino: «Anche perché se è buono - aggiunge Casari - non la sai finché non lo mangi, un po’ come per il melone, anche se chi è del settore lo riconosce subito dal colore e dal profumo». A confermare l’annata avara è anche Massimo Malavasi, presidente della Pro Loco di Borgofranco che ogni anno organizza la fiera Tuberfood (si è svolta dal 29 settembre a metà ottobre): «La Fiera viene organizzata a inizio campagna quando i prezzi sono ancora bassi, ma quest’anno tra la prima e la terza settimana erano già aumentati: siamo partiti da 180 all’etto per arrivate a 300 alla terza settimana». Il prezzo proposto ai ristoratori nelle ultime settimane si aggirava tra i 350 e i 400 euro all’etto e in molti hanno rinunciato. Chi solitamente lo proponeva fuori menù non se l’è sentita di prezzare un piatto di tagliolini a 70 euro. Così ne è rimasto comunque a sufficienza per quei ristoranti soprattutto nella zona di Borgofranco, Revere e Quistello dove il re della tavola non può mancare. Mai. (m.v.)
 

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