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LAVORO

Mantova, cinque commesse rinunciano al posto fisso

L’imprenditrice Montù denuncia: «Si licenziano perché non sanno dare al lavoro il giusto valore»

MANTOVA. Tutta fuffa, denuncia il sindacato, la ripresa è di cartapesta, almeno sul fronte dell’occupazione: nei primi sei mesi del 2017 ci sono stati più licenziamenti che assunzioni, i contratti a tempo indeterminato sono crollati e pure quelli a termine hanno il fiatone. Però. Ad alzare la mano per smentire i dati e raccontare la sua esperienza in direzione contraria è Stefania Montù, titolare di sette insegne in corso Umberto I per un totale di venti dipendenti (circa). Da luglio all’altro ieri se ne sono licenziate cinque, tutte donne e mamme, tra i 40 e i 50 anni. Tutte assunte a tempo indeterminato, con contratti dalle 30 alle 40 ore settimanali.

Eccola l’eccezione contromano, in un mercato del lavoro dove la gente trova solo impieghi a singhiozzo – quando li trova – c’è chi rinuncia a un posto sicuro. Possibile? «Sì, si sono licenziate perché lamentavano di non avere più tempo per le loro cose, perché non erano felici – riferisce la Montù – Dal mio punto di vista, il problema è che oggi non si riesce più a dare al lavoro il giusto valore. La felicità va trovata anche nel lavoro, ma prima di tutto occorre avere voglia d’impegnarsi».

Un attimo, non è che il problema è di rapporti e relazione? Detto altrimenti, non è che la titolare pressa e pretende troppo? «Con sette attività da gestire, e tra cui dividermi, non avrei nemmeno il modo di pressare le mie dipendenti – ribatte l’imprenditrice – Non sono tipo da stare col fiato sul collo, ma lavorando in negozi di catena abbiamo degli obiettivi da raggiungere». Ci sono lo “storico”, lo scontrino medio e la conversione con cui fare i conti. Tradotto, bisogno realizzare almeno lo stesso volume d’affari rispetto a uno determinato periodo di riferimento, ed essere così abili da trasformare una buona fetta di potenziali clienti, quelli che ti entrano in negozio, in clienti effettivi, paganti.

Lavoro duro, quello di commessa? «Devi avere voglia di interagire con la clientela, trasmettendole serenità e spensieratezza». A dirla tutta, le cinque mamme che si sono licenziate erano state assunte nel 2015 con gli sgravi contributivi e la formula del Jobs Act: siamo sicuri che, esaurita la convenienza, nel 2018 non avrebbero comunque perso il posto? «Ho investito nella loro formazione e sarebbero state tutte confermate» assicura la Montù, che le ha rimpiazzate con delle commesse a termine. Adesso c’è anche una tirocinante ventenne, reclutata attraverso il progetto del Comune #finalmenteunagioia, con buone chance di assunzione.

Insomma, tirando le somme, che morale se ne può trarre da questa vicenda? «Ci vuole più entusiasmo e meno lamento». Quasi uno slogan.

AGGIORNAMENTO DEL 7 DICEMBRE

Stefania Montù ha chiesto di aggiungere questa riflessione: "In merito all’articolo sulle mie cinque commesse che si sono licenziate, vorrei aggiungere che tutte le mie dipendenti sono pagate bene e puntualmente, il loro lavoro è organizzato in turni e, quindi, possono disporre delle ore libere come credono. Sono anche previsti dei benefit aziendali al raggiungimento di determinati obiettivi, ad esempio massaggi e trattamenti nel nostro centro estetico, e anche viaggi all’estero, come la recente trasferta a Madrid per la sfilata del marchio Top Queens. E ancora, dal 2018 la responsabile del punto vendita Tezenis avrà delle quote societarie, secondo un modello che estenderò alle altre dipendenti, per coinvolgerle e responsabilizzarle. E’ chiaro che i grandi brand con cui lavoro esigono dei risultati, ma per chi ha voglia d’impegnarsi c’è tutto lo spazio per fare bene e lavorare con serenità. E comunque, nonostante le dimissioni, io non mi scoraggio, al contrario, continuo a lanciarmi in nuove avventure commerciali, come l’apertura del primo punto vendita italiano di Amorissimi, brand spagnolo di abbigliamento 0/8 anni, che inaugurerò il 13 dicembre in corso Umberto. Non mi piace vantarmi, ma posso affermare che senza il mio coraggio il centro di Mantova sarebbe più spento".

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