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Scuole incaricate di pensionare i propri dipendenti. Ma si rischia il caos

Sos degli istituti: «Non abbiamo il personale competente per istruire le pratiche». I sindacati: «Colpa dei tagli di organico al provveditorato». L'ufficio scolastico indice corsi di formazione

MANTOVA. La sospirata pensione sta arrivano per circa trecentocinquanta dipendenti delle scuole mantovane. Ultimi mesi di lavoro poi, dal primo settembre, per questi insegnanti, bidelli, impiegati e persino qualche preside arriverà finalmente il momento del riposo. Il problema è che a dover istruire tutte le pratiche sono, per il primo anno nella storia della pubblica istruzione, gli uffici amministrativi dei singoli istituti scolastici.

Che, purtroppo, non sono dotati di personale con specifiche competenze nella complicata istruzione delle pratiche per il pensionamento, che comprende cose come la buona uscita, il ricongiungimento con quanto maturato in eventuali altre attività svolte prima di ottenere il posto e via dicendo.

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A lanciare l’allarme non sono soltanto gli uffici amministrativi delle scuole e gli stessi presidi (che si assumo responsabilità significative e li espongono a eventuali contestazioni e contenziosi), ma anche i sindacati della scuola (Cgil, Cisl, Uil, Snals e persino l’Anp, l’Associazione nazionale presidi) che hanno avuto già un incontro informale con una delegazione di dirigenti nei giorni scorsi.

«All’origine di tutto questo ci sta lo smantellamento dell’ufficio pensionamenti del provveditorato - ricorda il segretario provinciale della Flc Cgil, Massimiliano De Conca - il cui personale è andato in pensione e non è stato sostituito. D’altronde l’ ufficio scolastico provinciale di via Cocastelli, come ormai noto, è stato ridotto all’osso in fatto di organici e più volte i dipendenti hanno lanciato l’allarme sull’impossibilità di svolgere tutte le funzioni assegnate all’ufficio».

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Il provveditorato ha già organizzato una conferenza di servizio sull’argomento e lo stesso provveditore, Patrizia Graziani , ha fatto istituire dei corsi di formazione per il personale amministrativo delle scuole. Ma negli istituti la preoccupazione è molto forte.

In via Cocastelli non è mai stato nascosto il problema del personale carente. In tempi non sospetti era stata la stessa Graziani ad annunciare che il personale addetto all’iter dei pensionamenti sarebbe andato resto a sua volta in pensione e che non era in vista la sostituzione. In un’intervista alla Gazzetta di Mantova agli inizi dell’ottobre dello scorso anno, il provveditore aveva spiegato che a causa dell’assottigliamento degli organici (cosa che dipende dall’ufficio scolastico regionale e, andando più a monte, allo stesso ministero) dell’istruzione delle pratiche se ne sarebbero dovute occupare direttamente le scuole attraverso la rete scolastica.

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E già allora gli istituti spiegarono che il personale amministrativo di molti istituti è a sua volta ridotto all’osso (mancano molti direttori amministrativi) e senza specifiche competenze sulla materia.


Le stesse cose, gli stessi timori, li avvertiamo ancora oggi nel mondo della scuola, a oltre un anno di distanza.

Ovviamente le pensioni non sono a rischio, ma i presidi temono vengano compiuti involontariamente errori nel calcolo di parte delle pensioni con conseguenti danni per i destinatari e inevitabili ricorsi che coinvolgerebbero gli stessi dirigenti scolastici. I quali chiedono vi sia almeno la supervisione da parte di un organismo con competenze adeguate.
 

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