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Ingiurie e lesioni: condannati

Magnacavallo. Sei mesi alla sorella e al nipote Massimo di Fausto Bottura, ucciso e gettato nel Po

MAGNACAVALLO. Patrizia Bottura, 51 anni, e il figlio Massimo di 21, imputati di lesioni, minacce, ingiurie e violenza nei confronti di Fausto Bottura, ucciso e gettato nelle acque del fiume Po, sono stati condannati a sei mesi di reclusione. La prima, sorella della vittima, per lesioni, il secondo, il nipote, in carcere per averlo ucciso, per ingiuria. La sentenza è stata emessa ieri pomeriggio dal giudice Alessia Perolio. La sospensione della pena è condizionata dal pagamento delle spese di costituzione di parte civile che ammontano a duemila euro.

Un processo che ha raccontato i retroscena dell'omicidio che sarebbe avvenuto di lì a qualche mese, un destino segnato da una drammatica escalation di disagio familiare. Ci sono alcune frasi pronunciate durante i contrasti tra madre, figlio e lo zio di quest'ultimo - nell'agosto del 2014, a meno di quattro mesi dal tragico epilogo - che danno un'idea chiara della tensione accumulata in quella sorta di pentola a pressione familiare che era la casa di Magnacavallo. Una casa dove, recita il capo d'imputazione, Patrizia Bottura costringeva il fratello «a dormire e mangiare in una sola stanza, impedendogli di utilizzare le altre stanze, compresa la cucina».

La casa ereditata nel gennaio 2102 e l'azione legale per dividere la proprietà. Quel «con la mazzetta ti spacco la testa» suona come una promessa mantenuta: la sera del 3 dicembre 2014, al rientro a casa, Fausto Bottura subì l'agguato mortale: Esposito lo distrasse chiedendogli da accendere, Magnani lo colpì alla nuca con una mazza da baseball. E con Massimo Bottura andarono tutti a scaricare il corpo nel Po, a trenta chilometri di distanza.


 

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