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Siem: il Comune di Ceresara vince la battaglia in appello

Caso compost. Al Comune il risarcimento di diecimila euro

CERESARA . Battaglia vinta anche in appello: il Comune di Ceresara si è visto confermare il risarcimento da 10mila euro per il danno d’immagine nella vicenda del compost prodotto negli impianti di trattamento rifiuti urbani della Siem (Società intercomunale ecologica mantovana, oggi Mantova Ambiente) e dato agli agricoltori da spandere nei campi come fertilizzante. Il tutto – secondo le accuse – per evitare le costose procedure di smaltimento. Una vicenda processuale che ha visto finire a processo gli ex vertici della Siem. Nei giorni scorsi è arrivata la sentenza di secondo grado, dopo che nel primo il tribunale di Mantova aveva condannato a due anni e tre mesi di reclusione Fabrizio Cristofori e Luigi Salardi, ex direttore ed ex presidente Siem, mentre erano stati assolti per non aver commesso il fatto gli ex consiglieri di amministrazione Irvano Loatelli e Ilaria Chiaventi.

Ebbene, l’appello ha cancellato anche le due condanne di primo grado perché nel frattempo è intervenuta la prescrizione. Ma se dal punto di vista penale la vicenda Siem si chiude in nulla, non è così sul piano della responsabilità civile. Infatti nel processo si erano costituiti come parte civile sia l’avvocatura di Stato che il Comune di Ceresara, in qualità di enti che lamentavano di aver subito un danno (lo stesso non aveva fatto il Comune di Pieve di Coriano, dove pure c’era un impianto simile di trattamento rifiuti). Se in primo grado era stata riconosciuta una provvisionale per diecimila euro sia a vantaggio dello Stato che del Comune di Ceresara, entrambe legate al danno d’immagine, in appello ha resistito solo il secondo indennizzo perché in linea con la normativa (Testo Unico Ambientale) che riconosce lo Stato come legittimato a chiedere solo un danno di tipo ambientale.

Soddisfazione trapela dall’amministrazione comunale di Ceresara, che nella battaglia legale è stata assistita dallo studio legale Corà–Paratico di Volta Mantovana: «Si tratta di un risarcimento di entità modesta, ma che ci ripaga soprattutto a livello morale – commentano dalla giunta – e che ci conferma che la scelta di costituirci parte civile al processo fu a suo tempo corretta».



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