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L’esercito interinale: contrattini a pioggia. Al lavoro sette giorni

Nel primi sei mesi gli avviamenti sono stati quasi 6mila. L’allarme della Cgil: «Disincentivare quelli troppo brevi»

MANTOVA. C’era una volta il lavoro interinale, che oggi si chiama “somministrato” nemmeno fosse una medicina. E amaro, questo lavoro a singhiozzo, lo è per davvero perché spesso procede a scossoni, fino a un massimo di sei proroghe per tre anni. Per poi magari ripartire da zero. Altra agenzia, nuovo contratto.

Nel primo semestre 2017 gli avviamenti sono stati 5.775 contro i 5.820 dello stesso periodo del 2016, mentre le cessazioni si sono asciugate a 3.961 (erano 4.449): tirando una riga, si ottiene un saldo di 1.814 contro 1.371. Messo in relazione con tutte le altre tipologie di contratto, il dato degli avviamenti certifica che il 16% degli assunti è somministrato.

A mettere in fila cifre e questioni irrisolte è Ruggero Nalin, da qualche mese coordinatore di Nidil Cgil, che nel perimetro del sindacato rappresenta e tutela i lavoratori atipici, esercito largo e sfilacciato. La truppa più numerosa è proprio quella dei somministrati, assunti dalle agenzie per il lavoro che li vendono alle aziende in cerca di personale (soprattutto generico, senza qualifiche). Vero, “vendono” suona male, un po’ troppo brutale, ma esprime bene il rapporto tra le agenzie e le aziende, che è di tipo commerciale.



«Il dato mantovano è in sintonia con quello nazionale, il minor numero di cessazioni ci dice che le missioni si sono allungate – analizza Nalin – Se è un buon segnale? Sì, lo è, significa che il mercato si muove, ma la durata media delle missioni resta di una settimana. E poi resiste il problema di fondo, i contratti di somministrazione sono comunque a termine».

Escludendo i lavoratori assunti dalle agenzie a tempo indeterminato, per poter godere degli sgravi contributivi introdotti dal Governo Renzi nel 2015 (e per tre anni). Lavoratori che, prevede il sindacato, al pari di tutti gli altri, saranno lasciati a casa dal 2018, senza più la convenienza degli sgravi né la tutela dell’articolo 18 (vedi alla voce “Jobs Act”).

La questione irrisolta è quella della continuità occupazionale, che i sindacati tutti stanno cercando d’inserire nel contratto nazionale di settore in fase di rinnovo. «Si può agire su due fronti – argomenta Nalin – Primo, riconoscendo un diritto di precedenza ai lavoratori dopo un tot numero di mesi di lavoro dallo stesso utilizzatore. Secondo, disincentivando la reiterazione di contratti di durata inferiore a trenta giorni, al lavoratore verrebbe riconosciuta un’indennità di fine missione e l’agenzia dovrebbe pagare una piccola “multa”».

Il paradosso è che un somministrato nudo e crudo costa di più all’azienda (dall’8 al 12%), che deve pagare il servizio all’agenzia. Ma alla fine l’azienda riesce comunque a farselo costare di meno. Come? Risparmiando sulle ferie, ad esempio. Se d’estate la fabbrica chiude un mese, il contratto del somministrato cesserà l’ultimo giorno prima delle vacanze. E magari lo stesso lavoratore verrà richiesto alla riapertura dei cancelli.

Anche per questo Nalin vorrebbe che fosse previsto un obbligo di assunzione direttamente a carico delle imprese, agganciato a una soglia minima. Ad esempio: se tu fabbrica ha un bacino di somministrati variabile che, comunque, non scende mai sotto le cinque unità, allora questi cinque me li devi assumere, perché di fatto sono già in organico. Più facile a dirsi che a farsi, ma anche per questo esiste il sindacato.

Categoria atipica come i lavoratori che rappresenta, quella del Nidil (l’acronimo sta per Nuove identità di lavoro), che ha una prospettiva rovesciata rispetto alle categorie più strutturate: non ci sono delegati di fabbrica a cui appoggiarsi, il punto di riferimento è il singolo. Devi aspettare che sia lui, o lei, a bussare alla tua porta. A scapito dell’informazione sulle tutele: non tutti sanno che anche per i somministrati esistono agevolazioni, contributi e sostegni. «Noi ci siamo anche per questo – scandisce Nalin – il nostro sportello è aperto dal lunedì al venerdì».
 

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