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Depuratore di Visano. Il 20 dicembre la firma dell'accordo tra  Ministero e Regioni

In arrivo i 100 milioni stanziati dal Cipe. I sindaci a Milano per chiedere garanzie sul rischio ambientale

ASOLA. Sarà sottoscritto il prossimo 20 dicembre l’accordo tra il Ministero dell’Ambiente e le Regioni Lombardia e Veneto per lo stanziamento dei 100 milioni da parte del Cipe per il depuratore di Visano.

Questo quanto annunciato il 14 dicembre a Milano dopo l’incontro che ha visto attorno allo stesso tavolo l’assessore regionale all’Ambiente Claudia Maria Terzi, i consiglieri regionali Marco Carra e Andrea Fiasconaro e i sindaci di Asola, Acquanegra sul Chiese, Casalmoro, Visano, Remedello ed Acquafredda. «Il 20 è prevista la formalizzazione dell’accordo - spiega il primo cittadino di Asola, Raffaele Favalli -. Sarà il punto di partenza, da quel momento si procederà con gli approfondimenti sulla progettualità. E in quella fase noi sindaci dovremo essere coinvolti».

I primi cittadini mantovani e bresciani hanno avanzato ieri le loro richieste al tavolo. Una delle preoccupazioni maggiori riguarda la natura torrentizia del Chiese, fiume che dovrebbe ricevere i reflui trattati dal depuratore di Visano. Le alte portate in fase di piena, unite all’aumento dovuto alle acque del depuratore, potrebbero arrecare criticità dal punto di vista della sicurezza. Al contrario, durante le secche estive, la diluizione garantita dalle acque del Chiese non sarebbe sufficiente, con le conseguenti problematiche di tipo ambientale. Esiste, poi, il timore, che il canale Garza, che raccoglie scarichi industriali ed agricoli del Bresciano, possa diventare in futuro un affluente del Chiese.

La richiesta è quella di valutare possibili soluzioni alternative per la localizzazione dell’impianto. Impianto che dovrebbe prevedere, secondo i sindaci, tipologie di trattamento delle acque che possano garantire il rispetto degli standard per il riutilizzo delle acque reflue in agricoltura. Questo per ridurre il carico inquinante sversato in ambiente. «Prima di qualsiasi decisione - commenta Carra - è necessario procedere ad uno studio di fattibilità aggiornato sulle acque perché l’ultimo è veramente datato. Prima di costruire, bisogna essere certi dello stato dei corsi d’acqua. Serve un tavolo ampio, in modo da coinvolgere anche amministratori e comunità locali».

«C’è preoccupazione legata alla qualità dell’acqua del Chiese, come noto già non soddisfacente. Si valutino le soluzioni alternative già esistenti e meno impattanti che potrebbero dimezzare i costi e i tempi di messa in esercizio. Abbiamo chiesto all’assessore, alla luce delle criticità emerse, di non sottoscrivere l’accordo del 20 dicembre. Questo per rivedere la proposta progettuale».
 

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