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IL VERDETTO

La mamma di Nikolas non riavrà il lavoro

Dall’azienda un licenziamento collettivo: solo un modesto assegno per la madre del bambino gravemente disabile

MANTOVA. Conciliazione triste. È sconfortato Marco Carra, l’avvocato di Veronica Piras, la mamma di Nikolas, bimbo di (quasi) tre anni gravemente disabile, licenziata durante il congedo parentale. Davanti al giudice del lavoro Veronica non ha potuto fare altro che accettare la proposta di conciliazione formulata dall’azienda: coperta da un patto di riservatezza, la cifra non può essere diffusa ma l’assegno deve essere povero a giudicare dai musi lunghi e dagli sguardi bassi. Dalla rabbia sorda che imbriglia i gesti. Intanto fuori dal tribunale manifesta composto un pugno di gente con le bandiere della Uil, più comitato di sostegno che presidio. C’è il segretario generale aggiunto della Uiltucs, Daniele Grieco, la prima persona alla quale Veronica si è rivolta, e c’è anche Nikolas, malato di atrofia muscolare spinale, con papà Viktor Kuqi. L’attesa è nervosa.

Nessuna costrizione o forzatura, se la lavoratrice licenziata ha accettato la cifra offerta dalla società Consulmarketing di Milano è perché non aveva alternative. Come spiega Carra, che ha assistito Veronica insieme alla collega Zeida Vitale. Restando sul binario della cronaca giudiziaria, l’azienda ha dimostrato di aver spedito la lettera di licenziamento, facendo così franare l’argomento su cui poggiava il ricorso della mamma. E poco importa che la signora ripeta di non aver ricevuto alcunché, né la lettera né un avviso di mancata consegna: le carte dicono che la raccomandata è rimasta in giacenza e tanto basta.

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A questo punto Carra ha rimodulato la richiesta dal reintegro alla riassunzione, in modo tale da far ripartire il calcolo dei mesi di congedo parentale (al 30% dello stipendio base di 800 euro) a cui agganciare i due anni di congedo straordinario (al 100%). Tempo e soldi necessari ad accudire un figlio che vive attaccato alle macchine e ha bisogno di assistenza continua. Ma anche questa strada è risultata impraticabile perché Veronica Piras è stata lasciata a casa insieme ad altri 349 lavoratori, nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo per crisi aziendale. Detto brutalmente, il suo reparto (rilevamento prezzi tra gli scaffali dei supermercati) è stato cancellato con un tratto di penna. È stato esternalizzato. Morale, la signora ha le mani legate. Altra cosa se si fosse trattato di licenziamento individuale o, peggio, se la Piras fosse stata scaricata a causa del congedo.

Ecco perché, alla fine, la via della conciliazione è parsa come l’unica affrontabile. Anche se brucia come un’elemosina. Vero, l’azienda avrebbe potuto tirare dritto e pretendere pure il pagamento delle spese legali, ma la cronaca giudiziaria incrocia inevitabilmente la vicenda umana di una famiglia che ha organizzato la propria vita attorno alla malattia del figlio, senza però rinunciare a una dimensione di normalità. Per Nikolas, per la sorella (maggiore) Natasha e per sé.

«Sono molto amareggiato – commenta a caldo l’avvocato Carra – anche perché credo fermamente a Veronica quando dice di non aver mai ricevuto la lettera di licenziamento. E comunque, la sua vicenda evidenzia una falla nella legge. Già previsto fino al primo anno di vita del bambino, il divieto di licenziamento dovrebbe essere esteso, almeno per i figli gravemente disabili».

«Come mi sento? Una parte di me si sente finalmente libera, sollevata di aver chiuso con la Consulmarketing» scandisce Veronica, confessando il suo disorientamento per l’attenzione dei media nazionali, accesa dall’articolo pubblicato dalla Gazzetta. Ora, risolto il rapporto con l’azienda, potrà richiedere l’indennità di disoccupazione sperando in un nuovo lavoro per il marito (in attesa di chiamata). Lo sguardo di Veronica è percorso dalla luce opaca della rabbia, ma le labbra le si stendono nel più dolce dei sorrisi quando, fuori dal tribunale, ritrova il suo Nikolas: «E adesso torniamo alla nostra vita tranquilla».

E domenica festa solidale a Roverbella.  Il 17 dicembre dalle 11 alle 17 al Boccino di Roverbella è stata organizzata una festa prenatalizia per sostenere la famiglia Kuqi. L’idea è degli amici Monir Elalami, titolare della pizzeria Monir di Roverbella, Giordano Mazzali, del bar Il Boccino e Chiara Bertaiola, chef di Valeggio. Si parte con l’aperitivo delle 11 per proseguire con il pranzo alle 12 preparato dagli stessi Monir e Chiara. Nel pomeriggio ci sarà animazione con i gonfiabili e tanti giochi per i più piccoli. L’obiettivo è quello di dare una mano alla famiglia Kuqi e al piccolo Nikolas e acquistare una pedana attrezzata per la loro auto.

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