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Mantova, prime incertezze nella giunta: si agita lo spettro del processo

Caso Palazzi. Maggioranza e assessori difendono il sindaco, ma c’è chi ammette: «Viviamo alla giornata». Banzi (Si): siamo con lui, ma in caso di rinvio a giudizio metteremo la legalità al primo posto

MANTOVA. Lo hanno saputo dalla voce dello stesso Mattia Palazzi, assessori e capigruppo, del nuovo avviso di garanzia per abuso di ufficio. Al termine del consiglio comunale, il sindaco era uscito dall’aula prima della conclusione, l’assessore Murari ha accompagnato colleghi e consiglieri comunali nel proprio ufficio al secondo piano del municipio e col cellulare in modalità vivavoce si è collegato con il sindaco che ha spiegato quello che era successo perché non lo scoprissero sul giornale il giorno dopo.

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Dicono che i presenti abbiano apprezzato il gesto, anche se fatto attraverso un colloquio telefonico, che la squadra non abbia dubbi sulla onestà del sindaco e che tutti siano determinati e compatti nell’andare avanti con il governo della città per mettere in cantiere i vari progetti del programma. Lo si legge anche negli interventi su Facebook dello stesso sindaco e di qualche assessore, come Iacopo Rebecchi.

Quello che non viene dichiarato pubblicamente, però, è che nella maggioranza e nella stessa squadra di governo la preoccupazione e l’incertezza per il futuro è crescente. Per usare una formula retorica usurata ma efficace, «si vive alla giornata». Frase che esce dalla bocca di un consigliere fedelissimo al sindaco. Quel «si vive alla giornata», sta a significare letteralmente che ogni giorno si teme di scoprire dal giornale o dallo stesso sindaco un nuovo sviluppo delle indagini. O, come accaduto appunto l’altra sera, una nuova ipotesi di reato della procura o un nuovo esposto.

Insomma, se nei primi giorni, quando è scoppiato il bubbone, l’intera squadra e la maggioranza hanno superato l’iniziale shock e hanno affrontato la cosa con determinazione, rincuorati anche dalla reazione registrata nella maggioranza dell’opinione pubblica, oggi inizia a farsi largo l’incertezza dettata dall’imprevedibilità degli eventi futuri. Lo spettro che nessuno intende evocare è che arrivi un rinvio a giudizio. Ovviamente non si tratta di un verdetto e tutti sono ancora assolutamente innocentisti. Il punto è che in quel caso la situazione diventerebbe politicamente critica.

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Nella maggioranza si guarda con attenzione l’atteggiamento di Sinistra Italiana. Forse non a caso quando Palazzi ha parlato telefonicamente alla squadra, si è subito informato se c’era anche Fausto Banzi (e c’era). Il capogruppo di Si, ieri pomeriggio, ha rilasciato una nota chiarificatrice. «Dalle indagini in corso sul sindaco sono scaturiti altri due avvisi di garanzia. Pur non cambiando la nostra posizione di fiducia nella magistratura e confermando il nostro atteggiamento garantista sull'operato del sindaco, non possiamo però non essere preoccupati del clima che sembra impossessarsi della città - scrive - noi vogliamo sicuramente essere determinanti nell'approvare il bilancio preventivo 2018 e nel far proseguire gli importanti lavori che stanno trasformando la città. Mi appello ai consiglieri e agli assessori affinché continuino a lavorare con determinazione, con modestia e al servizio della città e dei cittadini. Mi auguro che le indagini si concludano alla svelta con archiviazione del caso. Ci fosse un rinvio a giudizio, valuteremo in quel caso come comportarci alla luce di quello che di nuovo potrebbe emergere, perché al di là delle simpatie e orientamenti politici, la legalità per un'amministrazione deve essere al primo posto».

E poi c’è il codice etico nazionale del Pd. Che all’articolo 5, commi 1 e 5, prevede le dimissioni di chi, eletto ad un incarico, sia raggiunto da «decreto che dispone il giudizio».
 

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