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Marcaria, nuovo inquinamento all’Agavi

Campitello. Avviato l’iter per una seconda bonifica. L’area è stata acquistata da una società barese

MARCARIA (Campitello). Scoperti nuovi terreni inquinati, torna di nuovo alla ribalta la vicenda Agavi. Dopo la prima bonifica, completata nel 2010, ora le nuove analisi hanno trovato nel terreno altri residui e scarti chimici che richiederanno un secondo intervento di disinquinamento. L’iter è stato già avviato con una prima conferenza dei servizi, ma nel frattempo il terreno è passato di mano, acquistato dalla Brio Group, una società cooperativa consortile a responsabilità limitata con sede a Bari.

La vicenda è annosa. Nell’ex fornace di laterizi Mozzanega la ditta padovana Ag.a.vi. (Agenzia ambientale vicentina) srl, poi fallita, nel 1996 stoccò tremila tonnellate di terreno contenente scarti di fonderia con cromo, zinco, arsenico e diossine. La bonifica è stata finanziata interamente dalla Regione. Sia l’Agavi, condannata come responsabile condannato per l’inquinamento, sia il proprietario dei terreni, la Eos immobiliare di Roma, sono risultati falliti e non in grado di far fronte ai costi. Un primo stralcio della bonifica è stato avviato nel 2005, ma solo a 13 anni dalla scoperta dell’inquinamento si è proceduto a rimuovere i cumuli tossici. Nel 2012, con circa 500mila euro rimasti dal milione e 200mila stanziato dalla Regione, il Comune ha promosso una nuova analisi dell’area per individuare altri eventuali inquinanti, soprattutto nei terreni.

Lo studio è stato affidato all’ingegnere Claudio Tedesi, poi coinvolto in diverse vicende giudiziarie tuttora aperte. Tedesi, per inciso, ha “firmato” le bonifiche che hanno segnato la storia degli ultimi due decenni nel Mantovano: la ex Metalrecuperi di San Martino dall'Argine, la Ekorecuperi di Cavallara di Viadana, il terzo settore della discarica di rifiuti di Monzambano, la discarica abusiva di Valli di Mosio di Acquanegra, il porto di Valdaro a Mantova, la ex Flucosit di Castelnuovo di Asola. La relazione, attraverso carotaggi nel terreno, ha confermato l’esistenza di un vasto inquinamento per rimuovere il quale serviranno dai 2 ai 3 milioni.

«Siamo partiti con la prima conferenza dei servizi – spiega il sindaco Carlo Alberto Malatesta –. Ma nel frattempo l’area inquinata è stata acquistata all’asta da una società di logistica barese. Per questo ho inviato alla Regione una richiesta di chiarimento, dal momento che il disinquinamento spetta per legge a inquinatore e proprietario. Servirà in prima battuta capire quindi se la Brio procederà e come, visto che il piano di caratterizzazione ha dimostrato la presenza di inquinanti».

Per quanto riguarda i possibili pericoli di inquinamento per la popolazione, il sindaco è chiaro: «Nel corso della conferenza dei servizi – spiega – ho espressamente chiesto una relazione sullo stato dell’inquinamento e sulle eventuali misure di tutela da prendere nei confronti della popolazione. Cosa che mi è stata esclusa dalle agenzie che si occupano della salute».
 

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