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Sequestri a La Vetri, tre denunce

La Finanza contesta lo stoccaggio all’aperto dei rifiuti. Nel mirino uno scarico inquinante in un fosso

VILLA POMA. La Guardia di Finanza di Mantova ha posto sotto sequestro 10mila tonnellate di rifiuti stoccate nell’area dell’azienda La Vetri di Villa Poma, 55 dipendenti. Contestato lo stoccaggio irregolare in violazione alla rnomativa del settore. Posto sotto sequestro anche uno scarico a valle di un pozzetto aziendale che recapitava direttamente in un fosso esterno al perimetro aziendale e nel quale si presume siano finite sostanze inquinanti. Denunciati alla Procura il rappresentante legale dell’azienda, Marco Ravagnani, un procuratore e la stessa azienda per responsabilità amministrative.

Il tutto è nato dalla segnalazione di alcuni cittadini, raccolti nel comitato Ambiente e Vita presieduto da Graziella Pinotti. I residenti lamentavano cattivi odori derivanti dalle lavorazioni aziendali, nate nel 1962 come raccolta del vetro e poi trasformatesi dal 2007 in raccolta e trattamento di rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata. Proprio la frantumazione del vetro e lo stoccaggio all’aperto di polveri silicee era stata segnalata come lamentela per la dispersione nei terreni circostanti in caso di vento.

La scorsa settimana le Fiamme Gialle, coordinatesi con i tenici dell’Arpa (Azienda regionale di protezione ambientale) e della Provincia hanno svolto sopralluoghi in azenda ed eseguito campionamenti in contraddittorio con i tecnici incaricati da La vetri stessa. Al termine, sono stati posti sotto sequestro 5mila metri quadri di superficie aziendale, 10mila tonnellate di rifiuti industriali (vetro, plastiche, metalli ed altro) per un valore di un milione di euro giudicando lo stoccaggio all’aperto come illecito ambientale. Sotto sequestro anche un pozzetto di convogliamento deele acque di scarico e 150 metri di fosso. Parti lese nel procedimento risultano tanto il Comune di Villa Poma, che la Provincia e la stessa presidente del Comitato. La vetri è di proprietà della società Aerre srl riferibile alla famiglia Ravagnani

«La produzione non si ferma – spiega lo stesso Marco Ravagnani – e abbiamo già dato incarico al nostro legale di presentare un’istanza di dissequestro. Stiamo collaborando con Arpa e magistratura per chiarire la situazione che si riferisce a collocazioni ritenute non idonee di materiale che viene usato nel nostro cilco produttivo. Stiamo ottemperando alle prescrizioni mentre per quanto riguarda il fosso, che riceve anche acque esterne, attendiamo le analisi».

Francesco Romani
 

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