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Dalla raffineria al pellet: in 43 tornano al lavoro

L’annuncio del tavolo creato da istituzioni, Solco e sindacati: nessuno ci credeva. La cooperativa pronta a realizzare l’impianto nell’ex Ies: prima pietra a gennaio

MANTOVA. Raccontano che quando quattro anni fa arrivò quell’annuncio choc, il mondo si sgretolò sotto i loro piedi: di lì a poco la storica raffineria di Mantova avrebbe cambiato pelle e per quasi 300 di loro lì non c’era più futuro. Oggi 43 ex Ies un futuro ce l’hanno di nuovo e se lo sono costruito proprio lì, in strada Cipata, a pochi metri dalla ciminiera che non c’è più.

Mantova. Dalla raffineria al pellet: la rinascita di 43 ex lavoratori Ies Il 19 dicembre in Comune a Mantova l’annuncio di un primo step di rinascita per 43 lavoratori lasciati a casa dalla raffineria dopo la conversione in polo logistico. Si tratta del “progetto pellet” «in cui all’inizio quasi nessuno credeva» come ha ricordato il sindaco Palazzi affiancato dai protagonisti di uno dei primi esempi mantovani di “workers buyout” (vale a dire l’acquisizione di proprietà e controllo di un’azienda da parte dei lavoratori). Intervista a Gianluca Ruberti, presidente della cooperativa Cop 21 creata per gestire l'impianto di produzione pellet. (Video Saccani)

Il 19 dicembre in Comune l’annuncio di questo primo step di rinascita grazie a quel “progetto pellet” «in cui all’inizio quasi nessuno credeva» come ha ricordato il sindaco Palazzi affiancato dai protagonisti di uno dei primi esempi mantovani di “workers buyout” (vale a dire l’acquisizione di proprietà e controllo di un’azienda da parte dei lavoratori): Gianluca Ruberti, direttore del consorzio cooperativo Solco e oggi presidente della cooperativa Cop21 creata per gestire l’impianto per produzione pellet, l’agronomo Stefano Ottoni, direttore di Cop 21, la consigliera provinciale Francesca Zaltieri con il responsabile politiche del lavoro Roberto Piccinini, il vicesindaco Giovanni Buvoli e i segretari provinciali di Cgil (Daniele Soffiati), Cisl (Dino Perboni) e Uil (Paolo Soncini) in rappresentanza dei lavoratori «che sono - ha aggiunto il sindaco - i veri eroi di questa vicenda che con coraggio hanno trovato la forza di rimettersi in gioco».

Il coraggio di 43 tra operai, impiegati e dirigenti, di cui 40 assunti e tre a partita Iva, 29 dei quali soci di Cop21 insieme ad altri sovventori come la stessa ditta bresciana che il prossimo 15 gennaio poserà a Corte Bassani la prima pietra dell’impianto di produzione pellet da 5 milioni di euro pronto a entrare in funzione per maggio/giugno. «Si tratta di 43 ex Ies sui 67 che avevamo preso in carico con il bando regionale Fpa Energia - ha spiegato Ruberti - L’accordo firmato al ministero dello sviluppo economico nel gennaio 2014 impegnava istituzioni, azienda e sindacati a lavorare su tre fronti: reindustrializzazione, occupazione e bonifica. E senza un lavoro di squadra durato più di un anno oggi non avremmo questo risultato: il ricollocamento di oltre il 60% delle persone prese in carico quando la media è del 30%». Un lavoro di squadra che «ha creato - ha sottolineato Zaltieri - un sistema Mantova che può essere riproposto come modello», che ha visto in campo i sindacati nel non semplice ruolo di supporto ai lavoratori travolti dalla crisi Ies inizialmente diffidenti verso un progetto che all’inizio a molti sembrò senza prospettive.

E se l’obiettivo è raggiungere quota 80 posti di lavoro quando scatterà la seconda fase, relativa non più alla produzione ma alla manutenzione di caldaie industriali e distribuzione di ecocombustibile, intanto a Corte Bassani sono attualmente stoccate le prime 21.600 tonnellate di biomassa Herbal Crops raccolta nei 430 ettari di terreno seminati la scorsa primavera. Un primo raccolto destinato ad essere trasformato in 17mila tonnellate di pellet, «che equivalgono a 17mila alberi non tagliati», a partire da maggio quando scatterà la nuova semina che entro fine 2018 sarà estesa su 1.200 ettari per una produzione di 45mila tonnellate di pellet. Fatturato stimato: 7 milioni e 350mila euro. Capitale sociale: 1.365.000 euro di cui 465mila versati dai soci lavoratori e 900mila da soci sovventori. Il resto arriva da finanziamenti bancari e proprio ieri la Bcc di Rivarolo ha decretato un prestito ponte di circa 600mila euro. Nel frattempo il Comune si sta attivando, ha annunciato il sindaco, anche con fondazioni bancarie: «Il lavoro da fare non è finito».
 

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