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In aiuto di detenute e bambini di Bangui

Quistello. Padre Adelino Brunelli ha varato un progetto per aprire in carcere laboratori e un forno

QUISTELLO. È mantovano il progetto che punta ad aiutare le donne detenute nel carcere di Bangui, nella Repubblica Centrafricana. Ad averlo redatto è stato Adelino Brunelli, padre comboniano di Pozzolo, da 40 anni missionario nel poverissimo paese africano (ancora in preda alla guerra civile e presidiato da 12mila caschi blu dell’Onu), dopo un decennio trascorso nella parrocchia di Quistello come curato. La Fondazione Nigrizia di Verona, a cui è stato sottoposto il progetto, lo ha approvato e ora si può cominciare a raccogliere fondi, 7.637 euro, per finanziare corsi che consentano alle 40 carcerate prossime alla liberazione di essere formate nelle tecniche di sartoria e di produzione di sapone, pane e dolci. Non solo. Il progetto punta anche a costituire un fondo per il microcredito con cui finanziare chi di quelle donne, una volta finito di scontare la pena, vorrà continuare l’attività.

A portare avanti l’iniziativa dopo che padre Adelino si è ammalato ed è stato costretto a lasciare temporaneamente il Centrafrica (vi farà ritorno a febbraio), è Milde Papotti di Quistello: «Siamo in contatto con l’università cattolica di Milano - dice - che ha apprezzato la nostra proposta e che ci ha promesso che ci farà avere finanziamenti dal Cesi, il centro di ateneo per la solidarietà internazionale. Puntiamo anche a chiedere finanziamenti per produrre youghurt e per impiantare una sartoria per donne malate di Aids». A fianco della Papotti da tempo si muove il gruppo quistellese di sostegno a padre Adelino che ha già raccolto fondi per l’orfanotrofio di Bangui e per i suoi 44 piccoli ospiti e per la costruzione di un forno all’interno del carcere.

Padre Adelino punta ad offrire un’opportunità di lavoro e, quindi, di reinserimento sociale, alla cinquantina di detenute nella prigione Bimbo di Bangui. Le donne verrebbero avviate a corsi di formazione della durata di sei mesi per apprendere le tecniche di sartoria, di tintura a mano dei tessuti, di produzione di sapone e di panificazione utilizzando per pane e dolci la moringa, una pianta con radici, foglie e semi dall’alto valore proteico. Una volta impiantati i laboratori, le donne venderebbero all’esterno i loro prodotti attraverso punti vendita ad hoc e, grazie ai canali della Fondazione Nigrizia, potrebbero anche esportarli. Il progetto prevede anche la destinazione della produzione e del ricavato dalla vendita: il 20% dei prodotti andrebbero al consumo interno; il 50% dei porventi servirebbe all’acquisto di nuove materie prime per continuare l’attività e il restante 30% per comprare medicinali, oltre che latte per i bambini. Le carcerate, dunque, avranno la possibilità di imparare un mestiere e, una volta finita di scontare la pena, di continuarlo aprendo fuori nuovi laboratori artigianali.

Chi volesse fare una donazione a don Adelino può utilizzare un bollettino postale con il conto corrente 7452142, oppure un bonifico postale (iban IT87 V076 0111 7000 0000 7452142) o un bonifico bancario (iban IT93 H050 1812 1010 0000 0232 402. Il tutto va intestato alla Fondazione Nigrizia Onlus, Progetto Af 86 la causale. (Sa.Mor.)
 

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