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MANTOVA

Maxi truffa all’Inps, ex barista in carcere

Una mantovana tra i 14 arrestati di una frode da trenta milioni di euro. Scena muta all’interrogatorio

MANTOVA. In cinque anni, a partire dal 2012, a fronte di un incarico in una delle 24 aziende coinvolte nella maxi frode allo Stato, le sarebbe stato garantito un imponibile previdenziale di quasi 290 mila euro. Tanto da garantirle a breve una pensione d’oro. Il caso di Alda Mazzola, 57enne ex barista residente a Pieve di Coriano è solo una goccia nell’oceano di espedienti con cui, secondo i magistrati che indagano sulla vicenda, i burattinai della truffa gonfiavano le spese delle società per frodare il fisco. La donna è finita in carcere assieme ad altre undici persone arrestate nell’ambito dell’Operazione Matassa (altre due sono finite agli arresti domiciliari). In sede di interrogatorio di garanzia, difesa dall’avvocato Giorgio Martinelli, si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

Sono quattordici le misure cautelari eseguite dalla Guardia di finanza di Cosenza lo scorso 14 dicembre (ma solo ieri s’è appreso dell’arresto di una mantovana), nell'ambito dell’inchiesta. I reati contestati dalla Procura di Paola (Cosenza) vanno dall'associazione a delinquere alla truffa ai danni dello Stato, a diversi reati fiscali.

La vicenda riguarda 24 società che operano in settori come la pubblicità, i parchi divertimento, l’affitto di immobili, la ristorazione, il noleggio auto, la consulenza amministrativa e altri ancora. Come funzionava la maxi frode che, si calcola, ha originato un buco di oltre 30 milioni di euro nelle casse dello Stato? Tutto girava attorno alle società che creavano crediti Iva fittizi per compensare contributi, imposte, ritenute e cartelle esattoriali. In sostanza, gli indagati gestivano le società – da amministratori, soci o dipendenti – solo per creare su carta enormi crediti di imposta a fronte di costi mai sostenuti, per ottenere altrettanto enormi vantaggi fiscali e contributivi. A perderci era solo l’Erario.

In alcuni casi gli indagati – è il caso di Alda Mazzola, sempre che reggano le accuse – dichiaravano di aver percepito retribuzioni altissime, in alcuni casi di milioni di euro, ingannando l'Inps per costituirsi un ingente imponibile previdenziale, base di calcolo per una pensione da sogno. Attraverso finte super retribuzioni, alcuni indagati starebbero già percependo pensioni di migliaia di euro al mese, ma anche indennità di disoccupazione e di maternità.

Tra gli arrestati ci sono Maurizio Sentimenti, 69enne pensionato di Cavezzo (Modena) finito in carcere a Mantova assieme alla Mazzola; e i modenesi Carlo Alberto Ruggerini, 39 anni, Maurizio Ruggerini, 64 anni, e Tatiana Ruggerini, 43 anni (agli arresti a casa). Gli altri arrestati sono residenti in Calabria e in Basilicata. La base dell'organizzazione era sul Tirreno cosentino, ma era ramificata nel Nord, soprattutto in Emilia. Il sequestro di beni riguarda 41 immobili nelle province di Cosenza, Mantova, Potenza, Modena e Venezia, una villa di lusso, quattro terreni, due parchi acquatici, 50 auto e alcuni quadri e sculture di interesse artistico.
 

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