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Spinta sul porto fluviale. Mantova chiama Venezia

Primo incontro fra Provincia e Autorità dell’Adriatico in vista di futuri accordi. Il presidente Adsp Musolino: «Interesse reciproco a sviluppare l’area Nord Est»

MANTOVA. Il porto di Mantova, pur inserito nella rete trasportistica lombarda, guarda con interesse a Venezia come partner portuale di livello nazionale. Un matrimonio che riconoscerebbe, di fatto, l’attuale propensione dei commerci fluviali, per oltre l’80% indirizzati da e verso i porti dell’Adriatico. Un primo contatto fra il presidente della Provincia Beniamino Morselli e quello dell’Adsp (Autorità di sistema portuale del mare Adriatico) è avvenuto nelle scorse settimane. E il presidente Adsp, Pino Musolino, non ha nascosto la sua soddisfazione: «Anche se il porto di Mantova è in un’altra Regione, la Provincia è conscia che i suoi interessi passano di qua».

Oggi la situazione del porto mantovano è complessa da un punto di vista del governo. Le strutture sono regionali mentre la Provincia ha la delega di Autorità portuale. Le potenzialità sono enormi, essendo Mantova da un lato centro intermodale naturale della Lombardia Orientale, dall’altro porto più remoto (ovvero più distante dal mare) d’Italia insinuato nel cuore del motore economico italiano e infine terminal naturale dell’idrovia Mantova-Adriatico (136 chilometri). Da ultimo il porto di Valdaro, intersecato dall’Autostrada A22 del Brennero e dalla linea ferroviaria nazionale è il terminale fluviale del Quadrante Europa di Verona.

Da Mantova il trasporto fluviale delle merci verso Ovest sino al porto di Cremona è ostacolato dai limiti di navigazione del Po, sottoposto a secche, mentre verso l’Adriatico il canale navigabile Fissero-Tartaro-Canal Bianco ha l’ostacolo fisico di tre ponti veneti (Zelo, Arquà Polesine e Rosolina) che limitano il passaggio ai natanti di quarta classe impedendo il passaggio delle navi più grandi, fluvio-marittime, quelle che eviterebbero la perdita di tempo del trasbordo delle merci da natanti marini a quelli fluviali. Per alzare i tre ponti servono circa 150 milioni, ma il Veneto al momento è fermo.

Nonostante questi limiti, le potenzialità mantovane sono notevoli e l’interesse di Venezia, che ha raggiunto recentemente un accordo per lo scalo di Porto Levante si indirizza a forme di partnership. «L’incontro con Mantova ha stabilito per ora un percorso – spiega Musolino – Non vogliamo partire dalla soluzione. Siamo pragmatici e vogliamo fare il contrario: identificare i problemi, trovare le soluzioni, metterle in pratica. Quello che non accadrà è che Venezia “conquisti” Mantova per mettergli sopra una bandierina. Stiamo parlando di accordi di convenienza reciproca per lo sviluppo di un’area che possiamo chiamare del Nord Est allargato».

Intese che prevederebbero la possibilità di sdoganamento delle merci a Mantova, invece che a Venezia, con un notevole risparmio nei tempi di trasporto e di creazione di “sedi container” al porto di Valdaro, ovvero i punti da dove si calcola il noleggio container che essendo più vicino al cuore lombardo significherebbe un notevole risparmio dei costi.

Il vantaggio di Mantova sarebbe una crescita del traffico fluviale con ritorni economici, ma anche socio-ambientali, togliendo migliaia di tir dalle strade.
 

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