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Vendite fantasma ad Asola. Caso chiuso dopo 36 anni

Nel 1981 il Comune avviò la lottizzazione di viale Virgilio, ma scordò l’atto notarile. Due anni fa l’atto di usucapione. Ora la rinuncia a far pagare anche i residenti

ASOLA. È durato la bellezza di 36 anni il contenzioso che ha coinvolto il Comune per la lottizzazione di viale Virgilio. Cinque villette che sono state costruite in buona fede su un terreno che si pensava fosse comunale, ma in realtà era rimasto ai precedenti proprietari. E nella lunga catena di errori e sviste, alla fine si è arrivati alla soluzione solo utilizzando un’antica procedura, l’usucapione, e la rinuncia da parte del Comune alla rivalsa sugli attuali residenti. Il tutto per mettere la parola fine ad una vicenda che ha dell’incredibile.

Tutto nasce nel lontano 1981 quando l’amministrazione avvia un piano di edilizia popolare (Pep). I terreni necessari vengono acquisiti attraverso una procedura di esproprio, ma questa non viene completata perché nel frattempo interviene un accordo bonario. Ma questa doppia procedura alla fine porta ad un errore fondamentale. Nessuno pensa di registrare il trasferimento di proprietà con un atto notarile. Convinto di essere proprietario, il Comune concede, senza averne titolo, il diritto di superficie ad un costruttore, l’impresa Vaifro Farina. Gli uffici comunali dell’epoca non controllano adeguatamente gli atti e così Farina, in buona fede, costruisce le case che poi vende a 5 acquirenti, famiglie e singoli.

Casualmente, alla fine del 2009, uno dei proprietari decide di vendere la casa. Ed il notaio, questa volta scrupoloso, scopre che in realtà l’edificio è illegittimo perché costruito su un terreno mai venduto al Comune. Le case non si possono vendere e, per sanare la situazione. Il Comune chiede nel 2012 di poter esercitare, con i proprietari, il diritto di usucapione, cioè diventare proprietari per il possesso del bene, mai reclamato da alcuno per 20 anni. Nel 2015 il tribunale acconsente. Sembra tutto finito, ma non è così.

Se l’aspetto giuridico è sanato, non così quello fiscale. Perché l’essere divenuti proprietari dopo 35 anni, dei terreni, comporta il pagamento di imposte di registro, ipotecaria, catastale. Un totale di oltre 38mila euro che il Comune paga per la propria parte (18mila), ma anche per i proprietari privati sui quali esercitare il diritto di rivalsa per riavere la cifra. Ma gli 8 proprietari attuali fanno resistenza. Anzi. Sostengono di essere parti lese per un errore del Comune e che loro le imposte le hanno già pagate. Consultato un pool di legali, Il Comune, vista l’impossibilità di rivalersi su responsabili di fatti avvenuti 35 anni fa e per evitare il rischio di far pagare due volte i cittadini, con possibile indebito arricchimento dell’ente pubblico, ha rinunciato mercoledì alla rivalsa. Chiudendo dopo 36 anni la vicenda.
 

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