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Capannone di Cicognara Un buco di 40mila euro

Viadana. L’immobile, senza agibilità, ora è all’asta: era della Stone service  Il consigliere Perteghella: «Perché il Comune non pignora i soldi degli affitti?»

VIADANA. Un immobile senza agibilità, con i servizi igienici incompleti, oggetto di probabili abusi edilizi e, soprattutto, su cui grava un debito di quasi 40mila euro di oneri di urbanizzazione non pagati. Nell’occhio del ciclone, ancora una volta, la Stone service, proprietaria del capannone di Cicognara e protagonista, ancora, di un contenzioso con il Comune di Viadana. «Che acconsente, senza colpo ferire, all’utilizzo dell’immobile». A tornare alla carica sul capannone di via Co’ de Bruni Levante è il consigliere di Viadana Democratica Silvio Perteghella, che ha presentato un’interrogazione in consiglio comunale. Perteghella riassume la vicenda, da quando Stone Service nel 2003, acquistò l’immobile da Ariete Group, che aveva pagato gli oneri per uso commerciale.

Una vicenda annosa, con un braccio di ferro partito 11 anni fa, nel 2003, quando una società, l'Ariete Group, richiede la concessione edilizia per il capannone di via Co' de Bruni Levante per cui il Comune chiede 79mila euro di oneri, che vengono pagati. Nel maggio del 2004 il capannone viene venduto alla Stone Service srl, la stessa società coinvolta nell'appalto per i lavori infiniti dell'autostazione di piazzale della Libertà. I locali restano affittati alla società La Briantina, in cui Giorgio Penazzi, allora vicesindaco, era nel collegio sindacale. In agosto Stone Service chiede il ricalcolo degli oneri sostenendo che il capannone ha ora un uso produttivo e non più commerciale, nonostante la presenza della Briantina, che ha come oggetto sociale la produzione e la vendita di articoli per la pulizia della casa e per l'igiene della persona, nonché di elettrodomestici e attrezzature da campeggio. In ottobre vengono ricalcolati gli oneri e la differenza da restituire contata in 53mila 171 euro. I soldi però non vengono versati fino al 2008, quando dopo una diffida e un decreto ingiuntivo di Stone Service la giunta dà l'ok al rimborso. Ma nel marzo del 2012 l'ufficio urbanistica del Comune constata l'utilizzo commerciale e non produttivo ed emette l'ordinanza di ingiunzione contro la quale la ditta fa ricorso al Tar, che, nel 2014 respinge il ricorso. Secondo il Tribunale amministrativo il capannone è stato in realtà sempre utilizzato come magazzino di stoccaggio di articoli destinati alla vendita e quindi il ricalcolo degli oneri è stato corretto.

Perteghella, che con gli ex consiglieri del Pd aveva già puntato il dito contro gli amministratori comunali, che conoscevano la situazione reale dell’immobile per cui incassavano la Tarsu dalla Briantina, torna all’attacco con alcune carte in più in mano. La prima: sul sito asteimmobili.it c’è un avviso di vendita giudiziale del tribunale di Mantova dell’immobile, promosso da Monte Paschi, in scadenza il 31 gennaio. «Dentro ci sono opere abusive e i servizi igienici non sono idonei: non c’è il certificato di agibilità anche perché non sono stati restituiti gli oneri di urbanizzazione. Quindi il capannone, per ragioni di sicurezza, non potrebbe essere utilizzato». I dubbi di Perteghella: perché il Comune non pignora gli affitti che la Briantina e una nuova società subentrata, la Disraeli Vittorio e figli, pagano a Stone service? Le opere abusive sono state oggetto di sanatoria o è stata presentata denuncia in Procura? E, soprattutto, perché non si procede con un’ordinanza di sgombero? «Se una persona che lavora all’interno si facesse male, ci sarebbero responsabilità del Comune».



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