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MAGNACAVALLO

Metano verde dai rifiuti: no unanime all’impianto

Folla per discutere il progetto. Il sindaco: nessun materiale da fuori. Molti i timori per l’ambiente e il prezzo dei terreni. E spunta l’ipotesi referendum

MAGNACAVALLO. La pubblica assemblea convocata dal sindaco Arnaldo Marchetti per venerdì 29 dicembre per presentare e discutere sul progetto di un impianto di biometano alimentato da fonti rinnovabili sul territorio comunale ha dato un responso inequivocabile: un no netto e unanime alla sua installazione. Nella sala del teatro polivalente una gran folla di cittadini locali e dei paesi vicini. Presenti alcuni sindaci e i loro rappresentanti dei comuni vicini. Assente la Provincia.

Il sindaco ha subito messo in rilievo la presenza di analoghi impianti sul territorio, i quali per la scarsità di materiale utilizzabile sono costretti a ricorrere alla sua importazione dal Centro e Sud Italia. Non si è detto sfavorevole in linea di massima a impianti che utilizzano rifiuti tratti dal territorio. Ha manifestato inoltre forti dubbi sulla qualità del materiale che verrebbe lavorato e sparso sul terreno.

Maurizio Guidorzi, autore della relazione tecnica del Comune, ha spiegato l’iter del progetto presentato da una ditta con sede a Bovolone agli amministratori comunali.

«Il suo scopo – ha precisato – è quello di reperire i siti per venderli a gestori di cui non si conoscono le credenziali». Un altro problema l’ha rilevato nel rilascio delle autorizzazioni da parte della Provincia, che vanno ad escludere formalmente le decisioni prese dagli enti locali, per cui «la soluzione più ovvia - ha detto - è quella di non stare a trattare».

L’agronomo libero professionista Giangiacomo Sarzi Braga, invitato al tavolo dei relatori, ha parlato del suo lavoro di esperto riuscendo con la sua attività di consulente a bloccare diversi tentativi di insediamenti nocivi in varie parti del territorio mantovano ed oltre, motivando tale contrarietà per le speculazioni industriali «che danneggiano la salute della persona e del patrimonio».

Ha lanciato vari allarmi: l’utilizzo di “superbatteri” per il compost che risultano micidiali per l’insorgere di svariate malattie, con danni (come successo altrove) all’avifauna e degrado ambientale, il deprezzamento dei terreni agricoli per la presenza di metalli pesanti che in essi vengono introdotti.

Vari e puntuali gli interventi del pubblico, che vanno dai costi di questi impianti ai rilievi sui danni che si arrecano alle strade durante i trasporti.

Timori sulla risposta che ne darà la Provincia dopo le integrazioni che verranno apportate al progetto: non c’è dubbio, è stato rilevato, sarà un sì. Si sta valutando anche l’ipotesi di un referendum per avvalorare una comune presa di posizione di avversione all’insediamento.




 

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